Giuseppe e Filippo Graviano

Risponde a tutte le domande Giuseppe Graviano, tranne quelle su Dell’Utri e sulla Fininvest su cui cala il silenzio, un silenzio pesante. Sentito questa mattina nell’udienza del processo sulla strage di via dei Georgofili il boss, già condannato con sentenza definitiva all’ergastolo per associazione mafiosa, si è avvalso della facoltà di non rispondere in merito a due specifiche domande: se avesse mai conosciuto Marcello Dell’Utri e se avesse mai avuto contatti con la Fininvest. Il boss ha taciuto “su tutto ciò che riguarda la politica, perché ho procedimenti in corso”, ha spiegato. Giuseppe Graviano ha spiegato di aver conosciuto Tagliavia, imputato nel procedimento per la strage del 1993, “soltanto durante un processo, dove mi accusava prima di essere esecutore e poi mandante delle stragi del ’93” e ha liquidato come false tutte le accuse a lui rivolte da Spatuzza e da Brusca. “No” categorico anche alla domanda se avesse mai frequentato Riina, Spatuzza ed altri boss. “Giovanni Brusca non fa altro che dire quello che gli ha riferito Totò Riina”.

Poco dopo Giuseppe è intervenuto il fratello Filippo. “Mai conosciuto né avuto rapporti con Marcello dell’Utri” dice Filippo Graviano, sentito in videoconferenza nell’aula bunker di Firenze. A due giorni di distanza dalla testimonianza di Giovanni Brusca (Leggi l’articolo), Filippo ha negato anche di aver conosciuto Vittorio Mangano, lo stalliere mafioso della villa di Arcore di Silvio Berlusconi, e di aver avuto un colloquio con Gaspare Spatuzza, nel quale il pentito gli avrebbe chiesto di collaborare con la giustizia in cambio di alcuni favori. Con Spatuzza – ha ricordato – ho avuto solo due incontri in carcere, nel 2000 e nel 2004, “colloqui impostati soltanto parlando di legalità e di istituzioni”. “Non ho mai avuti interessi per la politica”, ha aggiunto, assicurando di non aver dato indicazioni di voto per Forza Italia: “Basterebbe confrontare le date per smentire totalmente. Io sono stato arrestato nel ’94, non vivevo più a Palermo”.

E sulle testimonianze di Giovanni Brusca è intervenuto il procuratore di Caltanissetta Sergio Lari: “Non dice nulla di nuovo”. Per il capo della procura nissena, che indaga sulle stragi di via D’Amelio e Capaci, “sulla vicenda delle stragi spesso la memoria è troppo corta”, Brusca “non fa altro che dire cose già ripetute”.