Il rifugio di Osama bin Laden ad Abbottabad in Pakistan

Non si fermano le polemiche tra Stati Uniti e Pakistan dopo l’operazione (Leggi la cronaca) che, nella notte tra domenica e lunedì, ha portato all’uccisione di Osama bin Laden in una villa-fortezza ad Abbottabad, a 50 km dalla capitale Islamabad. E dopo le parole, l’esercito pakistano, riunitosi oggi per tutto il pomeriggio, passa ai fatti: “la presenza militare Usa sul territorio dovrà essere ridotta al minimo essenziale”, si legge in un comunicato diffuso dal servizio stampa del generale Ashfaq Parvez Kayani. L’importanza del vertice era tale che in mattinata il generale aveva rifiutato l’invito a recarsi a Bruxelles per il vertice Nato previsto per oggi.

Già ieri (Leggi la cronaca) il ministro degli Esteri pakistano, Salman Bashir, intervistato dalla Bbc, aveva definito “inquietante” il comportamento dell’intelligence americana che aveva scelto di non avvertire Islamabad del raid contro il capo di al-Qaeda per timore che i pakistani lo informassero. Anche  questa mattina Bashir è tornato ad attaccare l’atteggiamento degli Stati Uniti: “Sarebbe un fatto catastrofico se qualche altro paese dovesse seguire l’esempio degli Usa violando la sovranità del Pakistan con un blitz militare”, ha spiegato Bashir. L’esponente governativo pakistano ha aggiunto: “Non si devono avere dubbi che il Pakistan abbia le adeguate capacità per assicurare la propria difesa”.

Insomma, non sono bastate le parole di rassicurazione  – “I rapporti con il Pakistan sono difficili, ma si va avanti insieme nella lotta al terrorismo” – pronunciate oggi (Leggi la cronaca) dal segretario di Stato Hillary Clinton all’incontro bilaterale con il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini per mettere la parole ‘fine’ alle polemiche con Islamabad. Bashir, in una dichiarazione di oggi, ha voluto sottolineare anche come i radar pachistani fossero stati paralizzati durante il blitz del Navy Seal Team nella casa di Osama ad Abbottabad. Subito dopo l’operazione americana, “alle 3 di notte, il capo del vertice interforze americano, Michael Mullen, ha informato il capo delle Forze armate pakistane, gen. Pervez Kayani”, ha detto Bashir. E’ per questo, ha spiegato il ministro ai giornalisti, che il Pakistan non ha reagito immediatamente al raid: “I nostri radar sono stati bloccati. Si è trattato di una operazione segreta e i militari non erano stati informati di essa”.

E anche se, il giorno dopo il blitz (Leggi la cronaca), l’ambasciatore del Pakistan negli Stati Uniti, Hussain Haqqani, aveva annunciato che Islamabad avrebbe aperto “un’inchiesta” per fare “piena luce” sull’operato dei servizi di intelligence pakistani (Isi), Bashir ha respinto le accuse e i sospetti provenienti dagli Stati Uniti su possibili coperture fornite al leader di al Qaeda dall’Isi: “I servizi segreti sono fedeli al governo e non hanno protetto il capo di al-Qaida”. Lo stesso premier pakistano Yousuf Gilani ha ribadito oggi a Parigi, come riporta l’agenzia App, la necessità di una verifica “per capire il fallimento dell’Isi nell’individuazione di bin Laden”.

La versione americana non convince neppure l’Alto Commissario Onu per i diritti umani, Navy Pillay, che oggi ha chiesto la “divulgazione piena ed accurata” delle notizie relative all’uccisione di Osama Bin Laden. “Credo che non solo il mio ufficio ma chiunque abbia diritto di sapere esattamente cosa sia successo”, ha affermato la Pillay. “L’Onu condanna il terrorismo ma segue anche delle regole base su come l’attività anti-terroristica debba essere portata avanti”, ovvero “in ossequio al diritto internazionale”, ha aggiunto.

E contro l’operato della Cia si scaglia anche il quotidiano The Nation che, in prima pagina, non esita a chiamare in causa il capo dell’intelligence Leon Panetta, ricordando la brutta figura fatta dai servizi di informazione americani in occasione dell’11 settembre 2001. “Vorrà spiegare Panetta – scrive un editorialista del giornale da Lahore – in che modo 19 sequestratori di quattro velivoli implicati nell’11/9 sono riusciti a studiare e ad addestrarsi negli Stati Uniti senza che la Cia ne sapesse nulla?”. “Vorrà magari anche rispondere – prosegue – su come quattro gruppi di sequestratori riuscirono a perforare i sistemi di sicurezza ed i ripetuti controlli per l’accesso a quattro velivoli con passeggeri a bordo? Magari allora spiegherà come hanno potuto decollare, bypassando tutti i codici di controllo del traffico aereo?”. E infine: “E’ in grado di dare una giustificazione plausibile su come sia stato possibile per questa gente volare fra 15 e 55 minuti su New York e Washington? Può essere definito tutto questo una totale incompetenza della Cia e dell’aviazione militare statunitense durante l’amministrazione Bush?”.

Stampa araba: “Osama liquidato da fazione pro al-Zawahiri. Secondo il quotidiano saudita al-Watan Osama bin Laden è stato “liquidato” dalla fazione egiziana di al-Qaeda guidata dal numero due del network del terrore, Ayman al-Zawahiri. “Il corriere che gli americani seguivano – scrive il giornale – era pachistano e lavorava in realtà per Zawahri. Gli egiziani di al Qaida, che guidano di fatto la rete terroristica hanno tentando dall’inizio della malattia di bin Laden, nel 2004, di prendere il controllo dell’organizzazione”. Secondo la fonte citata dal giornale, sono stati proprio “gli egiziani di al Qaida” a convincere Osama bin Laden a spostarsi dalle zone tribali del Pakistan ad Abbottabad.

Le armi di Osama. Osama bin Laden aveva “armi a portata di mano” e stava “per prenderle” nel corso del raid di Abbottabad, Questa la tesi di Dianne Feinstein, presidente del comitato per l’intelligence del Senato statunitense citata dalla Cnn:”Era là e stava per prendere le armi”, ha detto Feinstein: “Non c’era altra scelta”, ha aggiunto riferendosi al fatto che di fronte alla potenziale minaccia i Navy Seal non potevano far altro che sparare. Due i colpi che hanno raggiunto bin Laden, uno al petto e uno “poco al di sopra dell’occhio sinistro” che gli ha “spazzato via il cranio”, hanno riferito ancora alla Cnn due fonti che hanno visto le foto post-mortem dello sceicco del terrore.

NYT: “Colpi d’arma da fuoco sul commando”. La versione della Feinstein è contraddetta però da quanto riporta il quotidiano New York Times che, citando fonti dell’amministrazione, fornisce nuovi dettagli sull’operazione che ha visto sul terreno “più di 20 uomini”, dei circa 80 impiegati in totale. Nel blitz di Abbottabad, infatti, il commando di Navy Seals che ha ucciso Bin Laden avrebbe trovato scarsa resistenza, al punto che vi sarebbe stato un solo, breve, scontro a fuoco. I Navy Seals – riporta il quotidiano – hanno avuto uno scontro a fuoco nel cortile della casa-rifugio, nel corso del quale hanno ucciso Abu Ahmed al-Kuwaiti, il ‘corriere’ di Bin Laden, e una donna che era con lui. Dopo di che – hanno riferito le fonti – nel corso dell’operazione nessun altro colpo di arma da fuoco è stato più sparato all’indirizzo degli uomini-rana. Sono stati loro a sparare e ad uccidere un uomo all’entrata dell’edificio principale, pensando fosse armato. Era il fratello di al-Kuwaiti, il cui nome non è stato reso noto. Successivamente hanno ucciso il figlio di Bin Laden (sulle scale) e lo stesso Bin Laden (in una stanza al terzo piano). Queste informazioni contraddicono non solo quelle della presidente del comitato per l’intelligence del Senato statunitense, ma anche quelle date in un primo momento sia dal portavoce Casa Bianca, Jay Carney, sia dal direttore della Cia, Leon Panetta, che avevano parlato di “alcuni scontri a fuoco”. Le fonti dell’amministrazione hanno precisato che è stato necessario avere più tempo per mettere insieme i diversi dettagli emersi dai rapporti ufficiali forniti dalla squadra dei Seals, ufficialmente denominata US Naval Special Warfare Development Group.

Sarah Palin: “Obama mostri le foto”. La decisione del presidente Barack Obama di non mostrare le foto del cadavere di Osama Bin Laden ha già suscitato alcune critiche in America, specie in ambienti repubblicani. “Bisogna mostrare le foto come avvertimento a coloro che vogliono la distruzione dell’America. Basta con le esitazioni, basta con il politichese, basta con il teatro: è parte della missione”, ha scritto su Twitter l’ex candidata alla vicepresidenza Usa, la battagliera Sarah Palin, animatrice dei Tea Party. Il senatore del Gop, Lindsey Graham, ha invece parlato di un errore che fomenterà le teorie di chi vuole lo ‘sceicco del terrore’ ancora vivo e vegeto da qualche parte nel mondo. “Mandare i nostri soldati nel compound, anziché bombardarlo, mirava all’obiettivo di ottenere prove indiscutibili sulla morte di Bin Laden”, ha affermato Graham. “So che Bin Laden è morto. Ma il modo migliore di proteggere i nostri interessi oltreoceano è di provare questo fatto agli occhi del mondo”.