La battaglia contro il terrorismo “non finisce con una morte”, ma di certo l’uccisione di Osama Bin Laden è stato “un messaggio inequivocabile della ferma determinazione della comunità internazionale di opporsi al terrorismo”. Queste le parole del segretario di Stato Usa Hillary Clinton, al termine dell’incontro con il ministro degli Esteri Franco Frattini che precede la seconda riunione, dopo quella di Doha, del Gruppo di Contatto per la Libia. Sul “rapporto con il Pakistan“, la Clinton ha precisato che pur “non essendo sempre facile”, gli americani “continueranno a sostenere il popolo pachistano”. “Abbiamo collaborato con il Pakistan nella lotta al terrorismo – ha aggiunto – Osama bin Laden non è l’unico leader di alto livello rimosso dalla scena grazie alla collaborazione tra Usa e Pakistan”.

Al termine del colloquio con Hillary Clinton il ministro Frattini ha voluto confermare “l’impegno italiano su tutte le missioni” internazionali e “certamente anche quella in Libia”. Un impegno del quale la Clinton si è detta “molto riconoscente”. Chiamando Frattini per nome, il capo della diplomazia americana ha sottolineato: “Ti ringraziamo ‘Franco’ per aver ospitato questa riunione”, ricordando la “forte amicizia e partnership con l’Italia”. Da Hillary Clinton è arrivato anche il “profondo apprezzamento” per la partecipazione dell’Italia alla missione in Afghanistan. Unanime la condanna per la violenta repressione delle rivolte in Siria (Leggi l’articolo).

In un intervento pubblicato su Il Corriere della Sera il ministro degli Esteri Franco Frattini e il premier e capo della diplomazia del Qatar, sheikh Hamad Bin Jassim Bin Jabr al-Thani, presidenti del gruppo di contatto sulla Libia hanno illustrato la strategia comune per trovare “una soluzione politica della crisi perché soltanto i libici possono decidere il loro futuro”. Ma la comunità internazionale è intervenuta in Libia perché ha “la responsabilità di proteggere un popolo” vittima della “repressione violenta del suo stesso governo”, hanno spiegato.

L’intervento, aggiungono, “è servito a contenere, ma non ancora purtroppo a fermare del tutto il massacro di civili portato avanti da Gheddafi con l’uso di bombe a grappolo, artiglieria pesante, mercenari, cecchini, e con tutti i mezzi possibili in palese violazione del diritto umanitario”. Quella cui si assiste, spiegano, “non è una guerra civile, ma la resistenza del popolo libico contro l’aggressione dell’esercito personale del suo leader”.

Ora la “strategia” della comunità internazionale “è chiara” e passa “attraverso l’avvio di un processo di riconciliazione interna inclusivo, che coinvolga tutte le componenti della società “ ma solo dopo “la cessazione delle violenze”, e “un cessate il fuoco che per essere credibile presuppone la partenza di Gheddafi”. A questo è mirata la “pressione” della comunità internazionale, “militare, attraverso la Nato, diplomatica, attraverso l’isolamento, ed economica, attraverso le sanzioni decise dalle Nazioni Unite”.

Il concetto della “soluzione politica” è tornato anche questa mattina quando Frattini e Clinton si sono detti entrambi d’accordo sul fatto che “la pressione militare debba essere uno strumento per convincere il regime di Gheddafi a cessare gli attacchi contro i civili”. La Clinton, in particolare, ha sottolineato come in questo momento serva “aumentare la pressione militare, politica ed economica su Gheddafi per porre fine alle violenze contro i civili ed avviare una transizione democratica verso un futuro migliore”. In questo, ha concluso il segretario di Stato Usa, “Italia e Stati Uniti lavorano fianco a fianco”.

L’Italia ha “sempre concordato con gli alleati le azioni sullo scenario internazionale, ci consultiamo e definiamo sempre prima con i partner internazionali ed europei, ma innanzitutto con gli Usa”, ha voluto precisare Frattini.

”Questo pomeriggio annuncerò” il via alla “nostra assistenza, chiamata ‘no lethal’, a favore del Consiglio Nazionale Transitorio (Cnt) di Bengasi, ha poi affermato Hillary Clinton. Anche Frattini ha annunciato che nel nel corso della riunione del gruppo di contatto sulla crisi libica di oggi pomeriggio “parleremo dei meccanismi di assistenza” a favore dei insorti libici.