Un’intimidazione allo scrittore Davide Cerullo mediante lo sfregio della sua mostra dedicata a Scampia “Volti che interrogano”, esposta nella chiesa Beata Vergine di Modena. E dopo il sindaco di Bomporto Alberto Borghi, nel giro di una settimana tocca a un sacerdote denunciare la camorra. Sabato mattina nella parrocchia di don Paolo Boschini, a due passi dal centro, sono state danneggiate alcune fotografie di Cerullo, già autore assieme ad Alessandro Pronzato (Radio Maria) di “Le ali bruciate”, autobiografia di un ragazzino soldato di camorra che rifiuta l’abbraccio mortale di ‘O sistema’ e sceglie di combatterlo con l’educazione alla legalità.

Le parole di Boschini suonano come un boato nel silenzio: ”Se qui una mostra contro la camorra suscita atti di questo tipo i cristiani non possono avere reazioni timide. Cerullo gira l’Italia per incontri pubblici ma solo a Modena ha subito questo avvertimento. In particolare la croce impressa sul volto di un bambino che guarda attraverso una fessura, associato da me allo stesso autore, poichè lui sa guardare attraverso, ha dei sogni”.

I carabinieri considerano i segni come messaggi mafiosi da decriptare, essendo riferiti alle uniche sei fotografie (su 35) prese ad esempio nella messa di domenica scorsa. Davide Cerullo risiede da due anni a Nonantola, in quel fazzoletto di terra al confine bolognese da un trentennio base logistica del Clan dei Casalesi:  ”Sono preoccupato, ma questo atto dimostra a tutti che il fenomeno criminoso è presente anche qui – spiega Cerullo – a Scampia l’invito che mi arriva è a ‘parlare bene’, il che significa non parlare. Invece bisogna alzare il tiro e denunciare, non possiamo fingere che queste cose non esistano”.

Così come non devono indurre a facili ottimismi le operazioni antimafia che hanno decapitato i referenti modenesi di Francesco “Sandokan” Schiavone e hanno indebolito il vertice dei Casalesi dopo la cattura degli altri latitanti a partire dall’ex numero due Antonio Iovine. Gli interessi dell’attuale reggente del Clan Michele Zagaria evidenziati da arresti e sequestri milionari in Toscana, Lombardia ed Emilia sono solo la punta di un iceberg. Senza contare le silenti cosche calabresi, capaci di stringere patti con le mafie tradizionali e quelle straniere, grazie a un coacervo di colletti bianchi che ne assicurano lunga vita nel tessuto economico del nord.

Intanto la Regione Emilia Romagna (relatore Antonio Mumolo del Pd) ha rafforzato gli aiuti agli Enti locali nel recupero e riutilizzo dei beni confiscati, Comune e Prefettura di Modena hanno reso obbligatorio il certificato antimafia per appalti superiori ai 250mila euro (50mila per i subcontratti) come già accade a Reggio, e si moltiplica il sostegno al sindaco di Bomporto Alberto Borghi contro la richiesta di residenza in soggiorno obbligato di Egidio Coppola, uscito dal carcere dopo 7 anni scontati per il processo Spartacus. Dopo le istituzioni locali anche il senatore Giuliano Barbolini con un’interrogazione parlamentare e Walter Veltroni si sono interessati al caso, mentre l’associazione “Avviso pubblico” sabato mattina sfilerà in corteo a Bomporto con gli amministratori locali.

L’istanza di Coppola sarà discussa giovedì dal competente tribunale di sorveglianza di Santa Maria Capua Vetere. “L’iniziativa dei sindaci è senz’altro meritoria e può avere irritato qualcuno – riflette Don Boschini – ma ora serve un salto di qualità per svegliare le coscienze, luoghi di incontro dove unire le forze e i pensieri nella creazione di percorsi di educazione e solidarietà. Altrimenti resta solo il lavoro dei singoli che provoca sdegno e lascia la paura. Dobbiamo renderci conto che la camorra è vicina alle nostre case molto più di quel che pensiamo, non solo negli appalti perché esiste una articolata ramificazione. Chi ha sfregiato quelle immagini, una settimana fa era seduto sui banchi della chiesa”.