Quarantacinque minuti. Tanto è durata la dichiarazione spontanea di Giuseppe Setola alla Corte di S. Maria Capua Vetere che lo ha condannato all’ergastolo con altri tre suoi sodali. Il quinto imputato si è beccato 23 anni di galera. È stata riconosciuta la motivazione razziale e terroristica della strage. Cioè? I sei giovani africani sono stati ammazzati a caso, con l’unico scopo di uccidere qualche “negro puzzolente” in modo che gli altri, i nigeriani che fanno affari con i casalesi, stessero buoni.

Gli amici dei giovani uccisi sono felici. Si lasciano fotografare ed intervistare per poter esprimere la loro immensa felicità. Hanno avuto giustizia, per il momento (siamo solo al primo grado di giudizio). Ma c’è qualcosa in più in quel sorriso. C’è la possibilità di sottolineare come la Giustizia, in questo caso, abbia fornito un’occasione in più, ai tanti immigrati onesti, di sentirsi cittadini italiani, tutelati dalla autonomia del potere giudiziario. Lucariello nella canzone I nuovi mille racconta in un verso il senso di questa integrazione: La pelle é nera come questo lavoro e ogni giorno lo stesso purgatorio le mie braccia, il mio unico tesoro. È l’Italia il paese che adoro.

Anche loro sono i nuovi mille, che si muovo all’ombra dei riflettori mediatici, intorno a cui ricostruire il senso di unità nazionale. Le loro sofferenze sono simili a quelle dei veneti, dei piemontesi, dei marchigiani, dei campani, dei lucani, dei calabresi, dei siciliani, insomma degli italiani che partivano per mandare alla famiglia i risparmi di lavori disumani, vivendo in condizioni disumane. Un fiume enorme, una emorragia di risorse umane che ha arricchito chi è rimasto, sviluppando, contemporaneamente, le nazioni in cui arrivavano. Il lavoro era l’unica garanzia per smarcarsi dalla povertà ed essere accettati come nuovi cittadini americani, argentini, brasiliani, australiani.

Eppure, quando i migranti giungono in quelle stesse terre da cui sono partiti i nostri nonni prima li guardiamo da lontano, poi, invece di porre attenzione ai calli delle loro mani, cerchiamo di spiegargli che si può sopravvivere anche senza lavoro, come fanno in tanti qui, incitandoli a cercare una scorciatoia per il benessere. Certo, nel flusso di immigrati ci sono sempre anche dei delinquenti che fuggono dal loro paese per sottrarsi al giudizio dei tribunali. Ma anche questa è una storia che conosciamo, chiedetelo ai cittadini di Chicago.

di Marcello Ravveduto
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