Ovvero sull’evoluzione della comunicazione a Milano nell’ultimo quarto di secolo.

Si parla di 25 anni fa, epoca Tangentopoli, fase pre-Mani Pulite. A Milano, l’ingegner Salvatore Ligresti stava costruendo gli Ottagoni del Cavallino, residenze di lusso in quel di San Siro, quando si presentò il problema della scelta delle finiture. C’era bisogno – raccontava la Repubblica – di decidere tra piastrelle, marmi, parquet, moquette, Pvc, gomme: che fare? Un po’ di pubblicità non guasta, ed ecco l’idea brillante: farsi aiutare da ben cinquecento signore della buona società milanese, tutte invitate al palazzo della Triennale, affittato per l’occasione per un tè al gelsomino preceduto dalla compilazione di un questionario a crocette per la scelta dei materiali. Tra le altre, graditissima ospite, anche la signora Anna Craxi. Era da poco scoppiato il caso delle Aree d’oro, il sindaco socialista Tognoli si era appena dimesso: la signora non commentò, ma le cronache cittadine registrarono con ironia la notizia del tè delle cinquecento dame ingioiellate e impellicciate.

Altri tempi. Tra allora e oggi c’è stata la bufera di Mani Pulite, tanti imputati, un po’ di San Vittore, un po’ di domiciliari, molti affidamenti ai servizi sociali, rari patteggiamenti, tante assoluzioni per legge intervenuta, molte prescrizioni.

Qualcuno, tra i vecchi protagonisti, torna oggi alla ribalta, ma il modo di comunicare è tutto nuovo. No alle iniziative ruspanti, niente tè e niente signore: oggi a Milano, tutti gli interessati avranno la straordinaria opportunità di vedere, alla mostra aperta dal 12 al 19 aprile, gli spazi, gli stili e le campionature realizzati per gli appartamenti in vendita nelle nuove torri progettate dalle archistar, in zona Garibaldi/Isola/Varesine, tutti curati da DolceVita Homes: “La prima piattaforma specializzata nella progettazione, realizzazione e vendita di residenze di qualità, in partnership con 30 prestigiosi brand del made in Italy”.

“Sono la più alta espressione del gusto e della raffinatezza italiana”
, ha dichiarato Kelly Russel, vicepresidente di “Residenze Porta Nuova”, il nuovo complesso in cui hanno investito società del Gruppo Ligresti, Hines Italia, il fondo pensioni Tiaa-Cref, il Gruppo Coima, facente capo alla famiglia Catella, e soprattutto, indirettamente, le grandi banche che hanno concesso i finanziamenti. “Le soluzioni, salotti, cucine, terrazzi riporta il sito del Corriere della Sera, sono proposte “in quattro stili: moderno-minimal, classico, raffinato e gipsy”, il tutto corredato da foto e simulazioni che, all’occhio poco coltivato del profano, evocano più atmosfere da albergo di lusso che dimore vissute e calore umano.

Già nel 2008 era partita “Diari in attesa” (da intendersi come attesa dell’apertura dei cantieri), un’iniziativa che era stata definita “una storia a fumetti e un percorso di ricerca e sperimentazione che riflette le nuove geografie urbane, in particolare quelle del progetto Porta Nuova” e anche “una graphic novel in cui si intrecciano scene dal quotidiano, memorie e interviste che ritraggono una Milano in divenire, emblema della complessità metropolitana contemporanea”.

Poi, l’anno scorso, era stata  la volta dell’assessore alle Infrastrutture e ai Lavori Pubblici Bruno Simini, che aveva presentato “I cantieri dei bambini”, iniziativa del Comune di Milano per coinvolgere i più piccoli nella trasformazione della loro futura città: “I bambini stessi sono un cantiere, sono una città in divenire, la loro fantasia è il calcestruzzo per costruire – diceva l’assessore – Ma la loro creatività deve essere messa a contatto con il mondo reale. La fisicità e il contatto con i materiali sono fondamentali”. Quasi un invito ufficiale a mitridatizzare i piccini di Milano esponendoli fin dalla più tenera infanzia alle polveri che li accompagneranno inesorabilmente nel corso della vita.

Oggi il tono della comunicazione ha assunto un piglio tra il tecnico e il politically correct, molto glamour e internazionale, forse, chissà, grazie alla prestigiosa consulenza di DolceVita Homes. Altra cosa rispetto a quel tè delle signore un po’ goffo e provinciale di 25 anni fa. Ma, questa volta, nessuno, sui giornali, fa un po’ di sana ironia, e sì che gli spunti, vedi sopra, non mancherebbero.

“Qui rinasce Milano”, ha commentato l’ingegner Ligresti (sempre lo stesso di 25 anni fa), intervenuto alla presentazione della collaborazione tra Residenze Porta Nuova e DolceVita Homes. Ha ragione lui: un restauro perfetto. Milano rinasce com’era e dov’era. Non si direbbe siano passati 25 anni: siamo rimasti allo stesso punto e abbiamo anche perso il senso dell’umorismo.