Chi ha avuto la dabbenaggine di credere anche solo un secondo alla “riforma epocale della Giustizia”, raggiunga un piano elevato e si butti di sotto. Oppure si rechi sul Monte Athos e chieda asilo ai monaci: sono un babbeo, merito solo una cella per finire i miei giorni in solitudine. Con la complicità di un ministro senza vergogna di nome Angelino Alfano, Berlusconi ha messo in ginocchio il Parlamento in cui ha una maggioranza in parte comprata a suon di promesse e zecchini d’oro e gli ha ordinato: ora, subito, mi voti il processo breve e chi se ne frega se rimette in libertà stupratori, serial killer, rapinatori, truffatori, sfruttatori di puttane, a me serve d’urgenza per far sparire l’incubo Mills. Ah, già che ci siamo, mi voti anche il “conflitto di attribuzione”, ma lo devi votare prima del 6 aprile, così frego il Tribunale di Milano e vado (ah, ah, ah) al Tribunale dei ministri (è sempre questa maggioranza sodomizzata che dovrebbe concedere l’autorizzazione, figurarsi).

Così, tornando ai babbei della prima riga, vi è parso possibile che Berlusconi andasse in aula a rivedere la sue vecchie escort, essere forse costretto a un “confronto” con Ruby Rubacuori (“Ehilà Rubina come sei cresciuta”), ascoltare le testimonianze sincere e serene di Fede, Mora e Minetti senza sbottare a ridere? E stare lì, seduto per ore, senza nemmeno una schitarrata di Apicella?