L’ultimo sbarco nell’inferno di Lampedusa al quale il cronista assiste è all’una e mezza del mattino. Arrivano in settanta sul solito barcone da pesca, sono partiti da Zarzis, Tortuga della Tunisia. Ci sono donne e bambini, due uomini si sentono male appena toccano il suolo del molo. E’ buio e la tendopoli di stracci e cartoni dove dormono ormai da giorni migliaia di disperati, neppure fa caso ai nuovi arrivi. Solo gli ultimi di una giornata che ha visto arrivare a raffica almeno 700 profughi. La punta più alta alle 17,39 di ieri. In poco meno di un’ora spuntano sette barconi, uno dietro l’altro. Poliziotti e marinai della Capitaneria non fanno neppure in tempo a far attraccare la prima barca, che subito all’orizzonte se ne profilano altre tre.

E’ un susseguirsi ininterrotto che per miracolo non sfiora in tragedia. Accade intorno alle sei di sera, quando una barca che sta attraccando si incrina su un fianco, quattro uomini finiscono in acqua con i loro zaini di plastica pesantissimi. Sono attimi di terrore, poliziotti e marinai li recuperano a fatica. L’acqua è sporca e fredda, nella concitazione un marinaio della Capitaneria si ferisce. Dopo un quarto d’ora gli uomini caduti in mare sono salvi. In fila come gli altri sul molo tremano dal freddo e vengono subito avvolti nelle coperte termiche. Triste conta della serata: 687 arrivi, dieci sono donne, 36 minori. Eppure la mattinata aveva visto l’arrivo di un traghetto della Grimaldi che ha gettato gli ormeggi a Cala Pisani, in grado di caricare 850 tunisini e portarli sulla terraferma. Insomma, si sperava in un “alleggerimento” di Lampedusa. Così non è stato: il bilancio finale è che al termine di questa giornata da incubo sull’isola sono presenti non meno di 5500 profughi. Un numero elevatissimo, più della popolazione residente. Lampedusa ancora resiste, riesce ad essere ancora solidale (nella nottata abbiamo visto i pescatori del peschereccio Dario, della marina di Pozzallo, regalare cassette di pesce ai tunisini sul molo), ma è esasperata. In serata si è diffusa la voce di epidemie, la gente è scesa in piazza e ha preso parte ad un comizio. “Non ne possiamo più”, dice Totò Martello, ex sindaco dell’isola, che annuncia una serie di manifestazioni di protesta. Nei prossimi giorni sarà convocato un consiglio comunale straordinario, mercoledì, in concomitanza col Consiglio dei ministri, corteo di protesta, giovedì serrata. “Ma non ci limiteremo a questo”, promettono sull’isola annunciando altre e ben più clamorose azioni di protesta.

Sono stanchi anche i tunisini, stufi di vivere in condizioni disumane. Anche stanotte il molo si presentava nelle condizioni di una favela con la gente costretta a dormire per terra avvolta finanche nei sacchi neri della spazzatura, riparata sotto i camion parcheggiati, accucciata come cani sotto tende improvvisate sulla collina ormai ribattezzata Darfur. Un gruppo di tunisini ha iniziato lo sciopero della fame. Sono tutti giovani e in mano hanno pezzi di cartone scritti in uno stentato italiano. “Siamo persone. Europa, Italia ????”, con tanti punti interrogativi come a significare Europa, Italia, dove siete? E poi “Ricpetto prima di pane”, il rispetto prima del pane. Anche quello scarso. Perché anche ieri, all’ora del pranzo e della cena la razione prevedeva un piatto di pasta o riso (freddo), due panini vuoti e acqua minerale. “Choper di fame”, sciopero della fame. E poi le condizioni igieniche. I moduli che comprendono cessi e docce sono ancora chiusi nei Tir del ministero dell’Interno parcheggiati proprio sul molo e sorvegliati da militari armati di tutto punto. E’ l’emblema della vergogna d’Italia. Quelle attrezzature, tende comprese, potrebbero alleviare le condizioni di centinaia di uomini, rendere meno bestiale l’attesa del loro trasferimento consentirgli di lavarsi, fare i propri bisogni in modo civile, dormire al coperto. E invece sono chiusi, inaccessibili. I lampedusani non hanno voluto che le tende venissero scaricate, il governo ha ceduto, non è riuscito né ad imporsi, né a spiegare le proprie ragioni. La gente non ha più fiducia nelle parole delle istituzioni. Teme che sulla loro pelle si stia giocando una sporca partita politica. Risultato finale: Lampedusa è una enorme tendopoli improvvisata, uno spettacolo allucinante con la gente accampata finanche sulla spiaggia costretta a lavarsi nelle acque putride del molo. Cosa accadrà oggi è difficile dirlo. La tensione è alle stelle e il mare è calmo. L’incubo di nuovi sbarchi si fa concreto. Dal mare arriverà altra disperazione e Lampedusa sa di essere sola.