Da una parte la richiesta di dimissioni, dall’altra l’accusa di “faziosità”. La notizia pubblicata oggi da Il Fatto Quotidiano sull’apertura di un’indagine da parte della procura di Roma sul direttore del Tg1 per le sue “spese pazze” (almeno 68 mila euro spesi in 15 mesi con la carta di credito aziendale), scatena la polemica tra il ‘Direttorissimo’ e il consigliere d’amministrazione Rai Nino Rizzo Nervo che prende carta e penna e scrive al presidente Paolo Garimberti per chiedere le dimissioni immediate di Augusto Minzolini . “E’ sempre la solita la compagnia di giro: Rizzo Nervo, l’Idv, Marco Travaglio. E’ tutto frutto della faziosità. Il resto è obbligatorietà dell’azione penale”, ha commentato a caldo Minzolini. “Il vero obiettivo di Rizzo Nervo – ha aggiunto Minzolini- non sono mai state le note spese. Come ha confidato a un altro consigliere di opposizione alla vigila del 14 dicembre, cioè del giorno in cui secondo i desideri di qualcuno si doveva aprire quella crisi di governo che poi non c’è mai stata, la questione è un’altra: ‘non ci possiamo permettere – è il discorso che ha fatto in quell’occasione – di avere Minzolini al Tg1’. Insomma, per l’ex cronista della Stampa, “tutte le iniziative di Rizzo Nervo sono frutto della sua incommensurabile faziosità“. Faziosità a cui, minaccia Minzolini, “è necessario replicare con un’iniziativa altrettanto clamorosa”. Non si capisce quale possa essere la natura di questa “iniziativa clamorosa”, ma, prosegue ‘il Minzo’, “essendo molto distante dalla claustrofobica mentalità del consigliere Nino Rizzo Nervo non comprendo perché voglia querelarmi. Comunque mi meraviglierebbe se si sentisse offeso perché l’ho definito fazioso – conclude con eleganza – è il suo tratto distintivo”.

Ma cosa avrebbe fatto di così grave Rizzo Nervo per attirare gli strali di Minzolini? La risposta sta nella lettera inviata questa mattina dal consigliere Rizzo Nervo al presidente della Rai Paolo Garimberti dove si chiedono “l’immediata apertura della procedura disciplinare, la predisposizione di una relazione della Direzione Internal Auditing, la valutazione del Comitato Etico sull’opportunità della sospensione cautelativa dalle funzioni del dipendente coinvolto in indagini giudiziarie; la costituzione della Rai come parte offesa già nella fase preliminare dell’inchiesta penale”. Insomma, il consigliere di minoranza chiede di mettere la parola ‘fine’ sulla direzione di Minzolini al Tg1 ricordando che “giovedì prossimo il Consiglio di amministrazione dovrà informare il Direttore Generale Mauro Masi che non può più sottrarsi dall’attivare le normali procedure e la prassi aziendale”. Secondo Rizzo Nervo, “la delicatezza della vicenda è stata sinora sottovalutata anche sotto l’aspetto della lesione dell’immagine aziendale”. 

Contro la condotta di Minzolini si scaglia anche  il segretario dell’Usigrai, Carlo Verna, che ricorda anche il ‘caso Ferrario’, la giornalista rimossa dal suo incarico per motivi che i giudici, nella causa di reintegro, hanno definito “ritorsivi”: ”L’iniziativa del consigliere di amministrazione Rizzo Nervo rompe un silenzio assordante da parte dell’Azienda intorno al caso delle note spese di Augusto Minzolini”. “Dove sta il controllo interno di legalità? – si chiede Verna – Che ha fatto la Rai finora mentre le procure della Corte dei Conti e poi anche quella della Repubblica si muovevano? Fino a quando dovremo sopportare che procedimenti disciplinari si aprano solo su piccole inadempienze di chi non gode di adeguate protezioni? Su Minzolini chiediamo che si valuti l’opportunità anche di un altro procedimento legato alle motivazioni con cui i giudici di secondo grado hanno stigmatizzato che la rimozione di Tiziana Ferrario dalla conduzione del Tg1 delle 20 sia stata caratterizzata da intenti ritorsivi”.

Dalla parte di Minzolini si schierano i suoi “fedelissimi”. Stefano Campagna, dell’esecutivo Usigrai e volto Tg1 che recentemente aveva criticato la lettura di un comunicato sinbdacale in coda al telegiornale. Campagna, che aveva minacciato le dimissioni in quell’occasione, punta il dito contro l’Usigrai: “Dov’era il sindacato quando altri direttore nominati da governi di sinistra hanno speso cifre con molti più zeri di quelli attribuiti ad Augusto Minzolini?”. E ancora: “Dov’era il sindacato negli anni ’90 quando fu messo a tacere e furono fermate le lettere di licenziamento per veri sprechi che hanno segnato l’inizio della grave crisi in cui versa la Rai?”. Secondo il mezzobusto “invece di barattare comunicati letti in diretta con i tre minuti del tg regionale, l’Usigrai faccia una politica di rigore obiettiva e non faziosa”. Campagna “protesta formalmente contro il comunicato del segretario Verna con il quale torna ad attaccare le spese di Augusto Minzolini” e critica l’uso “dell’arma dei comunicati in agenzia come clava politica, difendendo solo la casta dei privilegiati del circolo ‘caviar gauche’, che, a quanto si apprende, si sarebbero permessi di rifiutare, nell’assoluto silenzio, incarichi prestigiosi in alternativa alla conduzione”.

Di diverso avviso il portavoce di Articolo21 Giuseppe Giulietti e il senatore Pd Vincenzo Vita che si rivolgono direttamente al direttore genrale Mauro Masi: ”Qualche giorno fa il dg ha denunciato per stalking Il Fatto Quotidiano. Oggi lo stesso giornale ha rivelato che la Procura di Roma avrebbe aperto un’inchiesta sull’uso delle carte di credito aziendali. Cosa farà Masi? Smentirà la notizia? – si chiedono i due parlamentari – Chiederà al direttore del Tg1 di autosospendersi come peraltro fece a suo tempo il direttore Agostino Saccà

C’è poi chi interpreta la vicenda al contrario. E’ il deputato del Popolo della Libertà e componente della Commissione Parlamentare di Vigilanza sulla Rai, Enzo Fasano che chiede la testa non di Minzolini, ma di Rizzo Nervo ‘colpevole’ della “continua violazione delle norme del codice civile, del diritto commerciale e probabilmente del codice penale, oltre a quelle sulla riservatezza interna, fissate da vari documenti sulla deontologia aziendale”. Il problema non sono i 68mila euro spesi da Minzolini con la carta di credito aziendale, ma “le dichiarazioni lesive della stessa Rai che distorcono la verità” del consigliere di minoranza.