La centrale nucleare di Caorso

La centrale elettronucleare di Caorso, in provincia di Piacenza, “è stata sacrificata e non si capisce il motivo”. Ad affermarlo è il libero docente di Fisica dei reattori nucleari all’Università di Bologna, Franco Casali, ex dirigente del Centro di Ricerche Nucleari del Cnen di Montecuccolino (Bologna) e già consulente dell’IAEA. Secondo il professore, la vicenda di Caorso “è stata un’impresa stupida, perché ci vogliono anni per ammortizzare il costo di un impianto “.

Il tutto, continua il docente, senza considerare che “era un impianto più giovane di quelli giapponesi” colpiti dallo tsunami. Quanto al problema dei fusti radioattivi da smaltire a Caorso, riferisce ancora Casali, “sono quasi tutti pieni stracci, contengono guanti, camici e mascherine usati da coloro che hanno visitato la centrale, e quindi si tratta di stoffa con livelli di radioattività estremamente bassi”. Un aspetto che il professore definisce “quasi ludico”, soprattutto rispetto al vero tema che, conclude il fisico nucleare, “è quello di creare un sito nazionale per i rifiuti radioattivi, perché è impensabile continuare ancora a portarli all’estero”.

Chiarito che la sicurezza non può mai essere assoluta, Casali sfata anche il falso mito che in Italia non ci siano le competenze e le professionalità adeguate per gestire impianti nucleari. “Quando ero responsabile dei due reattori di Montecuccolino già negli anni Ottanta – riferisce il docente universitario  – c’era un livello di assoluta serietà e competenza di tutti gli operatori e degli ispettori che provenivano dall’Enea, dall’IAEA e dall’Euratom. C’era un ipergarantismo anche solo per i contenitori di trasporto degli elementi irraggiati che avevano una capacità di tenuta testata con simulazioni dello stesso impatto prodotto da una locomotiva lanciata a tutta velocità contro un muro”.

Non solo. Per quanto riguarda il problema dello smaltimento delle scorie, il docente universitario non ha dubbi. “Se io fossi un sindaco farei di tutto per avere un impianto di trattamento dei rifiuti radioattivi nella mia città – afferma Casali – perché sembrano degli ospedali, sono sterili, estremamente specializzati e creano posti di lavoro ad altissimo livello”. In Svezia, come racconta Casali anche nel suo recente libro intitolato Energia nucleare. Una scelta etica e indifferibile, “ci sono due cittadine che stanno litigando per ottenere entrambe la collocazione di un impianto di questo tipo e chi non vincerà la gara sarà indennizzato”.

Il problema, conclude lo studioso, “è che l‘opinione pubblica non sempre è correttamente informata“.