Sostiene Ferruccio Sansa, in un post uscito ieri nel suo blog e molto discusso, come occorra parlare finalmente di energia senza ipocrisia. Sono sicuramente d’accordo, e in particolare trovo dirompente la domanda che finalmente pone, senza mezzi termini: In Italia noi vogliamo tutto: vogliamo consumare quantità immense di energia, ma non accettiamo il nucleare. Questo è il vero nodo da sciogliere: siamo disposti, come io credo sia possibile, a cercare di ridurre drasticamente i nostri consumi oppure accettiamo fonti di produzione di energia che comportano rischi?

L’età media degli italiani è 44 anni. Questo significa che la maggior parte di noi ricorda perfettamente come si viveva nel 1981, trent’anni fa. Se ci pensiamo bene, la qualità del nostro quotidiano non era molto diversa da quella odierna: stesse case, stesse automobili, stesso stile di vita e stessi comfort. Eppure, il consumo di energia elettrica era circa la metà di quello di oggi. Ciò significa che di spazio per il risparmio energetico ce n’è in abbondanza, e si potrebbe riuscire a “ridurre drasticamente i nostri consumi” quasi senza accorgercene e certo senza finire nella capanna o a dorso di mulo.

Ed è inoltre vero, come sottintende Sansa, che la scelta tocca a noi: rispetto al 1981, si è ridotta la domanda industriale ed è cresciuta quella per gli usi civili, che oggi rappresenta oltre il 50% dei consumi elettrici. Questo ci rende più che mai responsabili delle nostre scelte, individuali prima e politiche poi. Per respingere con forza l’idea delle centrali nucleari non è sufficiente quindi la logica del “not in my backyard”; occorre aver preso davvero coscienza che l’energia elettrica e l’energia in generale non sono inesauribili, non sono prive di costi umani ed economici, e soprattutto non sono un bene a poco prezzo per diritto divino da cui attingere illimitatamente e per ogni sciocchezza ci salti in testa.

Nel momento in cui tutti capiremo questo, la politica seguirà. Le scelte strategiche diventeranno anche scelte logiche, perché lo stesso irrazionale sistema economico in cui ci ritroviamo, che prevede consumi e sprechi deliranti per riuscire a reggersi in piedi, dovrà scontrarsi con la nostra presa di coscienza e la nostra domanda di sicurezza energetica per il futuro.

La mamma, nel 1981, ci ricordava di spegnere la luce uscendo dalla stanza. Il suo atteggiamento era quello giusto per potersi permettere di dire no con forza e a testa alta alle centrali nucleari. Quel misero 5% di energia in più che ci fornirebbero tali centrali ce lo produciamo allora da soli, con il semplice impiego di un po’ di buonsenso. Che è, quello sì, un’energia inesauribile, ma talvolta di assai difficile reperimento.