Renzo Bossi

Colpirne uno per educarne cento? Può essere. Solo così si potrebbe spiegare la querela depositata nell’ottobre del 2009 da Renzo (soprannominato Trota) Bossi nei confronti del blogger Angelo Abbatangelo colpevole di aver scritto e pubblicato sul suo sito “Il diario segreto di Renzo Bossi junior” Free edizioni: facciamoli vergognare.

Ieri al tribunale di Varese si è celebrata l’udienza preliminare; bisognerà però attendere per sapere come proseguirà questa vicenda anche se un risultato il processo l’ha già prodotto: quello cioè di stabilire “che la diffamazione via internet non può essere equiparata a quella a mezzo stampa”. Nel caso specifico il Gip ha accolto le istanze del legale di Abbatangelo secondo cui non si poteva applicare, per analogia, una norma nata per la stampa. Ma torniamo alla storia del diario segreto.

Di che si tratta? Di una serie di racconti satirici a puntate che lo stesso autore spiega così: “La narrazione letteraria delle avventure-disavventure di Renzo Bossi mi fu ispirata a suo tempo dalla tragica cronaca quotidiana – spiega il blogger -. Cronaca in cui populismo, demagogia, razzismo e xenofobia si impastano al peggiore revisionismo storico facendo emergere a tratti un vero e proprio nazi-fascismo passando per la minaccia secessionista alle soglie delle celebrazioni per l’Unità d’Italia”.

Da qui l’idea di scrivere, ad esempio, un racconto dedicato ad un fantomatico progetto di invasione dell’isola di Malta, oppure l’ esplosione della Breccia di Porta Pia così come l’istituzione di una Chiesa riformista, secessionista padana. Storie in cui il protagonista principale è per l’appunto il figlio del Senatùr insieme a figure di spicco della Lega a cominciare da quello che Abbatangelo chiama “zio” Borghezio. Ma tutto ciò sembra non essere piaciuto al consigliereregionale lombardo Renzo Bossi (responsabile tra l’altro del polo della comunicazione della Lega) che ha intrapreso l’azione legale proprio nei confronti dello sconosciuto blogger (residente a Mentone in Francia) difeso dall’avvocato Gianmarco Beraldo.

“Questa vicenda ha dell’assurdo. Un testo che palesemente si dichiara satirico realizzato da un piccolo blogger – ha commentato il legale – che però viene considerato da un personaggio pubblico e politico gravemente oltraggioso del proprio onore. Appare evidente che in caso di condanna di Abbatangelo si tratterebbe di una condanna a tutta la satira”. Prosegue poi l’avvocato se esista un limite invalicabile dalla satira.

Sembra dunque che questa causa sia destinata a diventare un vero e proprio caso giudiziario non solo perchè di mezzo c’è il figlio di Umberto Bossi quanto piuttosto perché il tema del contendere è rappresentato dal concetto di libertà che esprime la satira politica che per sua natura prende di mira, trasversalmente, esponenti sia di destra che di sinistra.

Da Il Fatto Quotidiano dell’11 marzo 2011