La cosa drammatica è che il tema avrebbe dovuto essere la precarietà, sulla quale peraltro si è mentito, invece la prima puntata di Exit – programma di approfondimento giornalistico e di attualità di La 7 condotto da Ilaria D’Amico – è stata incentrata sulla prostituzione come via di uscita dalla condizione di precarietà. L’unico raggio di luce arriva alla fine quando Susanna Nicchiarelli fa pacatamente notare come solo gli uomini sostengano che le prostitute si divertano, vecchia e triste fantasia maschile che ignora una realtà densa di disagio e sofferenza (lo diceva nel massimo rispetto della piccola parte di donne che lo fa con gioia).

Per tutto il resto della serata i toni sono invece stati inqualificabili. Un sedicente scrittore dichiaratamente “utilizzatore finale” inizia con “la prendo larga ma la voglio fare stretta, quasi vergine” e continua con “se mi prostituirei? Dipende”, per la D’Amico sì. Per non parlare di Piero Ostellino, editorialista del Corriere della Sera, che si indigna per “i ragazzi precari, che non lo possono fare” (???!!!) spalleggiato, un po’ironicamente, dalla D’amico: “Infatti si dice che le ragazze stanno sedute sulla propria fortuna”.

Della precarietà, per quel poco che se ne è parlato, abbiamo ascoltato increduli le plateali menzogne – non si capisce se dettate da ignoranza o da tatticismi politici – di Michela Biancofiore del Pdl: “Magnifica l’azione del governo sulla precarietà”, citando a sproposito il Collegato Lavoro, e dichiarando come si sia estesa la cassa integrazione anche ai contratti a progetto (!). E la cosa ancor più scandalosa, ed è dire poco, è che nessuno dei giornalisti presenti si sia preoccupato nemmeno di contestare questa palese stupidaggine. Il Collegato Lavoro, che non tratta infatti di cassa integrazione, è un gigantesco e vergognoso condono per tutte le aziende che hanno sfruttato la precarietà negli ultimi 15 anni. Una grandissima parte dei contratti precari (interinali, a termine, a progetto ecc.) è per qualche verso illegittima, stipulata contro la legge e a detrimento dei diritti di chi ha lavorato. Con il Collegato Lavoro la possibilità di fare ricorso contro tali violazioni della legge si restringe a 60 giorni, giusto il tempo che di solito passa nella speranza di un rinnovo del contratto stesso. Come se non bastasse l’enorme regalo, a chi ha oltretutto evaso contributi e tasse, è stato esteso retroattivamente ponendo un limite a quest’anno per tutto il pregresso.

In questi tempi di crisi parlare di precarietà sembra diventato appetibile anche nelle platee televisive. Spesso San Precario è stato chiamato per “fornire” contatti con i precari e le precarie. Di sicuro in ognuna delle redazioni di questi show televisivi, di lavoratori precari ce ne sono e come, ma altrettanto sicuramente non si sognano di nominarli o forse non li vedono nemmeno. San Precario si mette e mette in contatto il mondo della precarietà in questo caso con le redazioni televisive, che si ostinano a volere solo e soltanto quello che noi chiamiamo “il racconto della sfiga”, cioè la storia dei “poveri precari” destinati alle sconfitte. Noi invece vogliamo parlare, proporre strategie e costruire le lotte, ma questo non interessa allo show della precarietà in tv.