Vladislav è cresciuto dentro una centrale nucleare in disuso. Le stanze non avevano finestre. Nel cortile si giocava con pezzi di ferro, mattoni spezzati, lastre di materiale trovate nei prati lì attorno. A pranzo patate, la sera insalata. Carne o pesce una volta a settimana, il latte a colazione. Vladislav un giorno è arrivato in Italia per un soggiorno di salute. Era Natale, luci e regali, una favola incredibile. E’ andato a casa di Cristina, era felice. Poi è tornato d’estate per giocare sulla spiaggia e tuffarsi nel mare: era la prima volta.

Ci è tornato l’anno dopo, e poi ancora. Ha chiesto: posso restare? Cristina è un avvocato, è riuscita ad adottarlo nel 2006. Lei si è occupata con amore di Vladislav, che aveva un occhio malato e adesso ha recuperato in gran parte la vista. Lei l’ha visto crescere come un miracolo, venti centimetri in quattro anni, venuti fuori a forza di carezze e sorrisi. Lei gli ha insegnato ad arrotolare gli spaghetti con la forchetta e quando il presidente della Repubblica è arrivato in città lui è riuscito a stringergli la mano per dirgli: “Sono italiano, sono stato adottato”.

Cristina non è sposata, e secondo Santa Madre Chiesa non può essere una buona madre. Cristina è single, e secondo Silvio Berlusconi non ha il diritto di adottare suo figlio, cui ha salvato la vita.