È incitazione al genocidio dire alla Tv che i rivoltosi sono «ratti da sterminare»? È o non è genocidio metterlo in atto, come stiamo vedendo in queste ore? Secondo il significato che le Nazioni Unite danno al termine genocidio, sì, lo è. Non è solo “crimini contro l’umanità”, non è semplicemente “violazioni dei diritti umani”, non è meramente “crimini di guerra” (civile, in questo caso). Per genocidio l’Onu intende la decisione, la pianificazione e la messa in atto dell’eliminazione di un intero gruppo politico, religioso, etnico o sociale. È esattamente quello che ha annunciato Gheddafi ieri, ed è esattamente quello che ha cominciato a fare da ieri notte (in realtà già da prima, ma solo da ieri i numeri sono diventati drammaticamente vistosi).

È in corso un genocidio, ma lo chiamiamo di nuovo “crimini contro l’umanità”. L’Onu oggi chiede che si indaghi per questo, per “crimini contro l’umanità”. Non basta, proprio no.

Ricordate il Ruanda, aprile 1994? Stiamo vedendo lo stesso copione. L’Onu, allora, non voleva intervenire. Subiva le pressioni della Francia (alleata di ferro del regime che stava mettendo in atto il piano di sterminio) e quelle degli Stati Uniti, che non voleva si ripetesse quanto era accaduto appena un anno prima in Somalia, quando il governo americano – rimasto invischiato nella palude di Restore Hope – si era trovato ad assistere alla morte e allo scempio di decine di suoi soldati.

Così, mentre venivano massacrati un milione di tutsi e di hutu moderati, l’Onu continuava a ripetere come un disco rotto che si trattava di massacri e di crimini contro l’umanità, evitando accuratamente la parola genocidio. Dovette pronunciarla il Papa, Giovanni Paolo II, quella parola, oltre un mese dopo l’inizio della carneficina. In seguito fu calcolata la stima secondo la quale, se l’Onu avesse dichiarato da subito genocidio ciò che avveniva in Ruanda, si sarebbe potuto risparmiare un terzo delle vittime, cioè oltre 300 mila vite umane. Negli anni seguenti Kofi Annan e Bill Clinton andarono a Kigali (la capitale ruandese) a chiedere scusa, per le omissioni e per essersi girati dall’altra parte.

Perché non si voleva pronunciare quella parola? Perché in caso di genocidio le Nazioni Unite hanno il dovere di intervenire. Per fermarlo. Ecco perché.

Oggi sta accadendo in Libia. Quanti morti occorrono ancora perché si dica a chiare lettere che Gheddafi sta mettendo in atto un genocidio?