Dove non è arrivata la tv, ha trionfato il web. E anche senza il supporto dei media del premier, ieri le donne hanno dato vita a un appuntamento che rimarrà nella storia. Suor Eugenia Bonetti, protagonista nella piazza romana, ha spiegato alla stampa: “Ci hanno chiamato per scendere in piazza, noi abbiamo contribuito a tutto questo con una riflessione che ha fatto il giro di blog e mass media”. Se anche le suore comunicano con i media digitali (la Chiesa ha investito da anni su questo fronte), vuol dire che la cappa mediatica scesa a coprire la manifestazione (prima, dopo e durante la giornata di domenica), ha trovato su social network, catene di mail, blog, l’autostrada per raccogliere adesioni e consensi.

Ieri il Tg1 e il Tg5, all’unisono, hanno relegato in basso la manifestazione nella scaletta dei notiziari serali. Il telegiornale diretto da Clemente Mimun – adeguandosi alla regola sempre più praticata di dare prima la smentita della notizia – è arrivato ad annunciare nei titoli di testa: “Il Pdl: donne strumentalizzate, l’opposizione le usa come scudi umani”, per poi trasmettere un servizio dopo 16 minuti.

Anche alla vigilia della mobilitazione, escluse alcune eccezioni, la televisione è apparsa distratta e a tutt’altro che interessata rispetto agli appuntamenti nelle città italiane. Ma su Internet le cose sono andate diversamente. La pagina Facebook “Se non ora quando” ha pubblicato aggiornamenti continui; il blog ufficiale ha riportato dibattiti, riflessioni, anche confronti serrati tra varie sensibilità femminili che sono poi arrivate unite in piazza. Su YouTube, lo spot con Angela Finocchiaro ha raccolto, replicato in mille video, un numero di visualizzazioni da programma tv di seconda serata. Grazie a tutto questo si è creata una rete capillare che ha fatto nascere iniziative in tutta Italia, raccogliendo grandi risultati nelle piazze principali, ma soprattutto in decine di centri di provincia.

Questa volta non avevamo un potente ufficio organizzativo alle spalle – spiega Loredana Taddei della Cgil e impegnata giorno e notte per l’appuntamento di domenica – ma la risposta è stata incredibile: duecento piazze in Italia, e poi le iniziative all’estero che ci hanno spiazzato e non avremmo mai potuto prevedere.  A Tokyo – aggiunge – hanno festeggiato con lo slogan ‘buca-buca’ che da loro vuol dire cultura”.

Ilaria Ravarino, giornalista romana di 34 anni che nel comitato “Se non ora quando” ha seguito la comunicazione online, spiega che “senza Internet non saremmo mai riusciti a fare tutto questo. E pensare che nessuna di noi è un ingegnere informatico”. Racconta come tutto sia partito solo tre settimane fa con una casella di posta elettronica su Gmail e un post su un sito di petizioni gratis: “Poi siamo state travolte”.

E’ cominciata subito ad arrivare una pioggia di mail: abbiamo risposto a tutti, dividendocele per gruppi. Nel frattempo abbiamo aperto un blog: nessuna di noi l’aveva mai fatto prima”. Il blog è servito a raccogliere le iniziative nelle varie città e a postare le informazioni man mano che arrivavano. Stesso discorso per le pagine Facebook: da quella “principale” di Roma, è nata presto una pagina per ogni appuntamento locale. “É stato importantissimo – chiosa Ilaria – Il mezzo informatico ci ha aiutato a raccogliere questa mole di informazioni e a rendere pubblico quello che stava accadendo senza televisione, annunci sui giornali, manifesti che non ci saremmo mai potute permettere”.

Oggi, il giorno dopo il successo, anche per rispondere alle bordate che da esponenti di governo sono arrivate contro la piazza “radical chic” (copyright Mariastella Gelmini), è ancora Internet lo strumento per non disperdere tutta l’energia accumulata in queste ore. “Continuiamo e continuate a discutere, a proporre, a costruire” invitano tutti sul blogGrazie – aggiungono – per l’adesione e il sostegno che ha unito così tante persone, numeri che non possono e non devono essere ignorate”. Numeri, va aggiunto, che fanno molto fragore, e in tutto il mondo, nonostante le scelte arbitrarie dei telegiornali.

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