“Entro il 2050 potremmo avere tutta l’energia di cui abbiamo bisogno da fonti rinnovabili”. Ad affermarlo è l’ultimo rapporto di Wwf International . Che, consapevole dell’esaurimento progressivo delle fonti fossili di energia, mostra possibilità concrete di emanciparsi dalle stesse entro la metà di questo secolo. Lo studio, eseguito in collaborazione con le organizzazioni olandesi Ecofys e Oma (Office for Metropolitan Architecture), prende in considerazione solo le tecnologie già esistenti, e quelle previste sul mercato nei prossimi anni. “Un’assicurazione sull’instabilità dei prezzi di gas e petrolio”, dice il direttore delle politiche energetiche del Wwf, Stephan Singer, e soprattutto sulla minaccia dei cambiamenti climatici: “Soluzioni tecnologiche ed efficienza energetica sono la base per realizzare una tale visione”. Ma non bastano: “Fondamentali sono infatti anche le modifiche che ognuno di noi è disposto di apportare ai propri stili di vita”.

Il pianeta ha raggiunto il picco di gas e petrolio, vale a dire che ormai la domanda di queste materie prime è superiore all’offerta. Un problema enorme, che non riguarda solo l’ambiente, ma anche l’economia. È per questo che, per il Wwf, sempre più leader mondiali stanno prendendo seriamente in considerazione di esplorare seriamente le possibilità derivanti dalle energie rinnovabili. Per rendere tutto ciò possibile, bisognerà tagliare del 60% l’energia necessaria al riscaldamento degli edifici. Come? Attraverso ristrutturazioni e un maggiore uso dell’energia solare e geotermica. Serve un miglioramento delle reti elettriche e una diffusione su larga scala dei veicoli elettrici. Un ruolo importante può essere svolto dagli incentivi alle rinnovabili, sperando solo non si trasformino, come è già successo nel nostro Paese, in nuove macchine da soldi e terreno fertile per il malaffare.

Il primo passo da compiere è quello dell’efficienza energetica. Uno sforzo che richiederebbe un investimento da 3.5 trilioni di euro all’anno da qui al 2035, necessario alla ristrutturazione di edifici e reti elettriche, all’espansione di parchi eolici e solari, e alla costruzione o implementazione di infrastrutture adeguate. Misure che, se adottate su scala internazionale, potrebbero ripagare questi enormi investimenti già entro il 2040. Tagliando allo stesso tempo del 15% la domanda di energia rispetto ai livelli del 2005, nonostante a livello mondiale sia prevista, nei prossimi decenni, una crescita della popolazione, della produzione industriale e del traffico aereo.

Per l’Associazione ambientalista le disastrose conseguenze sociali e ambientali della mancata presa di coscienza da parte dei leader mondiali che il picco del petrolio è stato già raggiunto sta rallentando le scelte politiche atte a tradurre in pratica una tale visione. Sempre per Stephen Singer si dovrebbe vietare la vendita dei prodotti più inefficienti, con una serie di regole atte a limitarne l’uso e la diffusione. Fondamentale anche un cambiamento degli stili di vita da parte delle persone: “La tecnologia non è l’unica soluzione”. Sempre secondo l’Energy Report il consumo di carne dovrebbe essere dimezzato nelle nazioni industrializzate entro il 2050, ed aumentato contemporaneamente di un quarto nel resto del mondo. Si dovrebbe anche camminare di più, usare più spesso la bicicletta e usare maggiormente, quando e dove possibile, auto elettriche o ibride e soprattutto i mezzi pubblici, cercando di preferire il treno al trasporto aereo. Niente di nuovo, per chi già fa del suo meglio per salvaguardare ambiente e salute. La novità sta nel calcolo dei risparmi dovuti all’implementazione di tali pratiche di vita: per il rapporto del Wwf attraverso efficienza energetica e stili di vita più sostenibili si potrebbero risparmiare annualmente 4 trilioni di euro. “Possiamo dimostrare che una tale transizione non è solo possibile, ma anche conveniente – afferma Wwf International – fornendo energia accessibile a tutti e producendo in modi che possano essere sostenuti sia dall’economia globale che dal pianeta”.

Uno studio tanto ottimistico quanto realistico, quindi, giunto in Italia in un momento in cui invece si sta facendo di tutto per promuovere l’energia nucleare (in un’ottica quindi di non-riduzione degli sprechi di energia) e all’indomani della decisione da parte della Consulta di non permettere al governo di costruire centrali sul territorio nazionale senza chiedere il parere degli enti regionali. Perché se da noi la lobby nucleare sembra essere ancora molto influente, in Europa, come calcolato questa settimana da un rapporto di Accenture e Barclays, verrà speso nei prossimi dieci anni un ammontare di denaro pari al 25% del PIL dell’Unione per soddisfare la domanda di tecnologie ambientali da parte di un’utenza sempre più esigente ed informata.