“L’inchiesta è chiusa, tutto è in regola, la carta di credito di Minzolini è un beneficio aziendale, può spendere quello che gli pare..”, più o meno così ha argomentato il direttore generale Masi nel tentativo di chiudere la vicenda relativa alle spese ” pazze” del direttore del tg1.

Povero Masi, costretto a fare la faccia feroce con Santoro e a trasformarsi in un barboncino da salotto quando deve mettere il naso negli affari del direttorissimo. Del resto provate a mettervi nelle mani di un direttore generale che avrebbe dovuto giudicare il direttore che ha trasformato la principale testata del servizio pubblico in una sorta di Tg 4, prendendo il posto di Emilio Fede nel cuore del piccolo Cesare.

Eppure era stato proprio Masi a chiedere agli ispettori della Rai di verificare i conti di Minzolini. Ed era stato lo stesso Masi a ritenere fondato il rapporto e a tenerlo sulla sua scrivania, con tanto di mormorio e di privato sdegno da parte di alcuni suoi fedelissimi nei corridoi di viale Mazzini.

Guarda caso alla vigilia della discussione in Consiglio di amministrazione, sollecitata dal consigliere Rizzo Nervo, il direttore Masi scopre all’improvviso che il problema non esiste, anzi non è mai esistito, perchè quelle carte di credito sono un beneficio riconosciuto dalla azienda ai direttori, in altre parole saremmo in presenza di un condono tombale postumo, una sorta di norma ad personam in salsa Rai.

Il furbo direttore generale dovrà ora spiegare per quale ragione di questo beneficio non vi sia traccia nelle delibere consiliari e negli accordi contrattuali, e non risulti in modo alcuno alle organizzazioni professionali e sindacali?

Perchè gli atti non sono stati trasmessi al Consiglio di amministrazione ? Questi emolumenti sotto quale voce sono stati registrati e come sono stati contabilizzati dalla Rai medesima? A quanto ammontano le spese complessive di tutti gli altri direttori? Godono tutti dello stesso beneficio? Per quale ragione il direttore generale non trasmette tutte le carte al giudice ordinario e alla Corte dei conti per una valutazione più approfondita ?

In realtà le dichiarazioni di Masi sono perfettamente in linea con la linea difensiva adottata dal presidente del Consiglio che, di fronte a qualsiasi contestazione di merito, sa solo e sempre inveire contro i giudici, contro i fatti, contro le evidenze.

“Complotto, complotto..”, questa è l’unica linea difensiva che sono stati in grado di costruire dentro e fuori la Rai. Peccato che siano loro medesimi, con i loro atti, ad essere i mandanti e i protagonisti di quello che chiamano il complotto.

Un solo merito va riconosciuto a Masi ed è quello di non aver avuto il coraggio, neppure lui, di giustificare i benefici accordati a Minzolini con i prestigiosi risultati raggiunti dal direttorissimo. No neppure Masi ha avuto questo coraggio, persino lui sa che il Tg1 ha raggiunto i minimi storici, a meno che i benefici non gli siano stati riconosciuti proprio per questo…

Viva il conflitto di interessi!