Polvere da sparo e pallini. Altre minacce sono arrivate oggi al sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Raffa. Altre minacce recapitate a Palazzo San Giorgio attraverso la solita busta anonima indirizzata al primo cittadino e ritirata stamattina dagli impiegati del Comune all’ufficio postale di via Miraglia. Due buste, una dentro l’altra dalle quali fuoriusciva una polverina nere che gli inquirenti hanno accertato essere polvere da sparo. Avvertiti polizia e carabinieri, a Piazza Italia sono giunti le volanti e gli agenti del Nucleo Radiomobile. Assieme alla polvere da sparo anche alcuni pallini per far comprendere il messaggio intimidatorio a Raffa, partito poche ore prima per Roma.

A pochi mesi dalle elezioni comunali, è la seconda volta da quando è sindaco che Raffa è vittima di intimidazioni. La scorsa estate, ad agosto, una prima busta contenente munizioni gli era stata recapitata assieme a un bigliettino attraverso il quale, i soliti ignoti gli avrebbero “consigliato” di modificare radicalmente alcuni comportamenti assunti. Era il periodo della crisi politica del Popolo della Libertà al Comune dove numerosi consiglieri avevano sfiduciato il sindaco facente che, d’altro canto, aveva annunciato le dimissioni. Uno scontro durissimo, durato diverse settimane, che ha visto Raffa mettersi di traverso rispetto a un sistema collaudato che non aveva più alcun titolo al Comune di Reggio Calabria.

L’indirizzo di Palazzo San Giorgio è stato, negli ultimi nove anni, il più utilizzato da chi voleva lanciare messaggi all’amministrazione comunale. Messaggi mafiosi e messaggi politici. Prima di Raffa, infatti, la Casa dei reggini è stata “violata” nel periodo in cui era sindaco Giuseppe Scopelliti, oggi governatore della Regione Calabria. Il 5 ottobre 2004, alcuni panetti di tritolo sono stati piazzati nel bagno dei gruppi consiliari. Un ordigno senza innesco che, quindi, non poteva esplodere e che i servizi segreti hanno segnalato alla Polizia che trovò il tritolo. Grazie a un’interpellanza parlamentare si seppe che, stando all’informatore del Sismi a piazzare l’esplosivo sarebbe stata una cosca della ‘ndrangheta. Quale cosca sia stata non si seppe mai. Secondo le prime due informative, firmate dal numero due del Sismi Marco Mancini, l’ordigno sarebbe dovuto esplodere nei bagni di Palazzo San Giorgio tra le 10 e le 10:30 del mattino. Il terzo rapporto dei servizi, infine, svelava che il sindaco Giuseppe Scopelliti di An è in pericolo di vita, pertanto gli viene assegnata la scorta il giorno prima del presunto atto intimidatorio. “L’episodio si verificò in un momento particolarmente difficile per la città a causa della crisi dell’amministrazione comunale, che grazie alla spinta emotiva riuscì a superare” è quanto avevano sostenuto in quella interpellanza tre parlamentari del Pdci.

I servizi segreti, tanto bravi a scoprire dove si trovasse il tritolo (che non poteva esplodere e che quindi necessitava il ritorno del bombarolo per l’innesco), non sono mai riusciti a sapere chi l’ha piazzato. Ma intanto la crisi politica al Comune era passata, così come gli spifferi delle indagini della Procura che sfioravano il palazzo. Ancora prima di Scopelliti, a Reggio le cosche mafiose avevano intimidito il sindaco Italo Falcomatà. Minacce della ‘ndrangheta confermate qualche anno dopo la sua morte dal pentito Paolo Iannò il quale si è autoaccusato di aver incendiato il portone del “professore”. Il portone della sua abitazione e non del Comune. Piccola differenza.

di Lucio Musolino