Gli esperti lo hanno ribattezzato la Pompei della preistoria, e come Pompei cade a pezzi, sommersa dall’acqua e dall’incuria delle istituzioni. E questo nonostante le promesse del ministro Sandro Bondi. Succede a Nola, in provincia di Napoli, città del filosofo Giordano Bruno dove sorge il villaggio risalente all’età del bronzo, 4 mila anni fa, una perla archeologica, ridotta ad acquitrino. Negli ultimi giorni (come documentiamo nel video) un costone di terra si è staccato e schiaccia le coperture. Quasi distrutta una delle capanne rinvenute. Mentre l’acqua che proviene dalle falde ha raggiunto i due metri di altezza .

Il caso è stato portato all’attenzione del governo. Il ministro della cultura Sandro Bondi, rispondendo a una interrogazione parlamentare, presentata dal deputato Idv Franco Barbato nel novembre 2009, aveva garantito il massimo interesse al sito, interventi per eliminare il problema degli allagamenti, promettendo: “ L’eccezionalità delle scoperte e la diffusione territoriale, hanno suggerito alla Soprintendenza archeologica l’elaborazione di una proposta progettuale per il recupero e valorizzazione di tali siti del territorio di Nola, che permetterà di consolidare l’azione di tutela ed imprimere la necessaria azione di promozione per la conoscenza della storia delle più antiche popolazioni campane”.

Tutela e promozione garantiva il ministro. Al momento, però, i fondi stanziati sono stati utilizzati per la protezione e la fruizione del sito, ma non è stato risolto il problema degli allagamenti. La Regione, proprietaria dell’area, si è detta pronta a nuovi finanziamenti se richiesti dalla Soprintendenza di Napoli che si occupa della cura e della tutela del villaggio. “Da mesi denunciamo alle istituzioni competenti lo stato vergognoso di questo sito, una delle più importanti scoperte archeologiche fatte in Italia negli ultimi anni. Registriamo il preoccupante disinteresse del governo che ha il compito di intervenire e dell’ente regionale per un proprio bene di immenso valore che sta scomparendo”. Le parole sono di Angelo Amato De Serpis, già presidente dell’associazione Meridies, che insieme ai volontari, si è prodigato per la salvaguardia del villaggio. ” La Soprintendenza – continua De Serpis – ha fatto tutto il possibile in questi anni, per parte nostra come associazione abbiamo investito 7 mila euro per rendere fruibile e visitabile l’area e adesso vediamo un luogo di storia millenaria ridotto a stagno”.

Nel breve periodo di apertura al pubblico sono stati 12 mila i visitatori, molti dei quali stranieri. Scoperto nel 2001, il villaggio risale all’età del bronzo antico, seppellito da un’eruzione del Vesuvio che ne ha sigillato i resti. L’eccezionalità del ritrovamento di Nola è dovuta al fatto che le capanne si sono conservate attraverso il loro calco nel fango e nella cenere che le ha inglobate, così come tutte le suppellettili che si trovavano nelle stesse al momento del disastroso evento. Con gli scavi è stato così possibile conoscere la vita quotidiana di quelle popolazioni. Le capanne del villaggio sono solo una piccola parte di una realtà archeologica, in quell’area, molto più vasta e ancora tutta da scoprire.

Dal giugno del 2009 l’acqua di falda invade per intero il sito archeologico. Le pompe idrovore installate, su richiesta di Meridies e della soprintendenza, non riescono ad assorbire tutta l’acqua. Il villaggio giace costantemente sotto oltre un metro di melma. Gli interventi predisposti sono insufficienti serve un progetto complessivo di recupero e rilancio del villaggio. Per sensibilizzare l’opinione pubblica e denunciare l’indifferenza delle istituzioni, si è costituito un comitato, su iniziativa della Cgil, che sta raccogliendo le firme per inviare cartoline al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. “A Cetona, in provincia di Siena – conclude De Serpis – hanno realizzato un parco archeologico costruito sul modello di quello di Nola, e rappresenta un successo sia culturale che economico. Noi abbiamo, invece, l’originale che sprofonda. Corriamo il rischio che questo sito unico al mondo abbia un solo destino: essere nuovamente riseppellito”. Nola potrebbe ripartire dalla sua storia: turismo ed occupazione. Per il momento vince il modello Pompei, crolli e abbandono.

di Nello Trocchia