Hanno vinto i fermandi, grazie a loro sono stati “fermati”, anzi impietriti gli squadristi del Daspo, quelli che volevano mettere agli arresti domiciliari gli studenti che non si inchinano di fronte al sultano e alla sua corte. Hanno vinto perché hanno usato l’intelligenza, l’ironia, lo sberleffo di fronte ad un potere grigio, triste, oscuro, ormai incapace di andare oltre la zona rossa, costretto a sperare nell’incidente, nel pacco bomba, nella provocazione pur di arrestare un movimento che non ha padroni nè padrini e vuole solo riprendersi il diritto alla speranza.

Queste ragazze e questi ragazzi non sono l’imitazione dei loro predecessori, inutile e ridicolo tentare di metterci il cappello sopra: bisogna rispettarli, ascoltarli, come ha fatto anche il presidente Napolitano, e creare le condizioni perché possano esprimere liberamente e senza mediazioni le loro opinioni, le loro idee, ed anche il loro sdegno, la ribellione morale non solo nei confronti della legge Gelmini, ma anche contro il triste spettacolo della corruzione, della compravendita nelle e delle istituzioni, contro i condannati e gli inquisiti che osano rivolgere lezioni di etica e di bon ton, che schifo!

Quello di ieri è stato un capolavoro politico e mediatico, per ore e ore hanno fatto impazzire tutti quelli che si interrogavano sul significato delle annunciate “azioni spiazzanti”, cosa vorrà mai dire? Dove sbucheranno, come tenteranno di aggirare la zona rossa, dove saranno i violenti? Questi e altri gli interrogativi che animavano i padroni della zona rossa. Invece loro hanno scelto di abbandonare quella zona alla sua tristezza, alla disperazione del silenzio e della paura, all’ennesima giornata segnata dagli scontri nella maggioranza, dalla incapacità della leghista del Senato, dalle finte dimissioni della ministra dell’Ambiente, dalle risse tra i comprati e i compratori, dallo squallore morale di chi non riesce mai ad andare oltre il proprio conflitto di interessi.

La zona rossa, grazie allo spiazzamento, è diventata la zona dell’abbandono, del distacco tra la vita e l’agonia di un regime morente, ma ancora pericoloso, anzi pericolosissimo, capace di qualsiasi provocazione, di qualsiasi violento colpo di coda, tipo l’assalto annunciato alla Corte costituzionale, qualora non desse ragione al piccolo Cesare.

Quanta distanza tra chi aggredisce la Costituzione e quei cortei che hanno invece reso omaggio alla carta fondamentale della Repubblica e si sono rivolti con rispetto e autentica passione civile al presidente della Repubblica.

I cercatori di poli e di alleanze farebbero bene ad ascoltare le voci, le rabbie e gli umori di questa marea umana che non si è fatta spaventare dalle minacce di vecchi tromboni che a loro non solo non appaiono invincibili, ma addirittura risultano grottesche maschere di un mondo vecchio, al tramonto, come per altro aveva reso evidente l’ultima straordinaria puntata di Annozero.

L’alternativa al berlusconismo, intesa come alternativa di modi, forme, linguaggi, etica, si è espressa anche in quei cortei, anche su quei tetti, anche nelle iniziative “spiazzanti” che saranno programmate nei giorni delle feste. La loro fantasia creativa non ci sembra meno interessante dell’analisi sulle ultime parole di Fini, Casini, Rutelli sul costituendo terzo polo e sulle future alleanze elettorali del centro sinistra.

Un’ultima annotazione: quei cortei sono stati anche la risposta più intelligente a chi voleva zittirli, imbavagliarli, ridurli al silenzio, trasformarli in un problema di ordine pubblico; con i loro sberleffi non violenti hanno ridicolizzato i censori, quelli che vogliono le leggi bavaglio e la cancellazione delle trasmissioni sgradite. Anche per questo vanno ringraziati e anche per questo l’associazione Articolo 21, presieduta da Federico Orlando ha deciso di assegnare alla delegazione che è stata ricevuta dal presidente Napolitano, in rappresentanza di tutto il movimento, il premio tradizionalmente assegnato a soggetti e movimenti che si siano particolarmente distinti per il loro impegno a favore della libera circolazione delle opinioni e delle idee, a partire da quelle che più contrastano il triste spirito dei tempi.