Leggendo sui giornali i numerosi articoli in ricordo di Tommaso Padoa Schioppa mi ha colpito, tra i tanti, il ricordo di Marco Travaglio. Nulla quaestio sulla preparazione, sulla intelligenza e sulla gentilezza d’animo da gran signore. Non l’ho mai conosciuto ma non ho motivi di non pensare che così fosse: come non ho motivi per non tributare all’ex ministro il fatto di avere concorso insieme ad altri, con l’euro, a salvare l’Italia.

Una grande perplessità, al contrario, mi sorge nella parte in cui Travaglio lo descrive come l’esempio perfetto del servitore dello stato e come emblema della autorevolezza e di una legalità tutta di un pezzo all’interno della quale si costruisce maggiore coesione e  giustizia sociale.

Forse anche il troppo sentirsi servitore dello stato sviluppa zelanteria che talvolta travalica anche i propri buoni propositi.

Non posso credere che Padoa Schioppa non conoscesse, in profondità, la macchina statale. La propensione patologica allo spreco e la capillare ragnatela di corrutele che hanno travolto economicamente alcune regioni del centro e del sud Italia. Non posso credere che Padoa Schioppa fosse ignaro del fatto che lo Stato (ministeri e pubbliche amministrazioni locali e nazionali ), in Italia, primeggia nel non rispettare alcuna legalità. Quella stessa legalità che con la bella e giusta esternazione sulle tasse, al contrario, si chiede ai cittadini. Non posso credere che Padoa Schioppa ignorasse il fatto che lo Stato, quando paga, paga, in barba ad ogni contratto stipulato, a mesi e ad anni di distanza.

Se così è, non posso credere che Padoa Schioppa sia lo stesso Padoa Schioppa che nel mese di marzo del 2008, governo Prodi agonizzante, introdusse una leggina che esaltava l’illegalità di Stato, vessando imprese e organizzazioni non profit nella misura in cui chiedeva loro di essere in regola con le contribuzioni pur sapendo che, frequentemente, il non essere in regola era addebitabile solamente al mancato pagamento da parte delle pubbliche amministrazioni.

L’intento del ministro, corretto se fossimo stati in Stati veri come Inghilterra o Germania, ha peggiorato solamente una situazione di per se già pessima (ritardi stipendi, occupazione che viene meno, fallimenti di aziende) operando in direzione contraria a qualsiasi principio di legalità che dovrebbe presupporre che i patti siano osservati da entrambi i contraenti.

Definivo prima una sorta di zelanteria, magari necessaria per i conti italiani, ma fatta pagare interamente, ancora una volta ai lavoratori più indifesi. In questo specifico caso, avrei voluto vedere un Padoa Schioppa intransigente con chi non paga i contributi e le tasse, ma ancor prima con chi non paga chi dovrebbe successivamente pagare i contributi e le tasse. I dirigenti pubblici, le alte sfere statali, i papaveri e i mandarini che la politica e la burocrazia  mette a capo di tutto.

Mi sembra giusto anche ricordare, insieme alle esaltazioni dei tanti “berlusconismi”  che fanno dell’individuo il dominus assoluto, anche le esaltazioni dei tanti “legalitarismi” di uno stato che tutto può fare senza pagare mai dazio. Gli opposti estremismi si congiungono a scapito di uno solo: il cittadino.