Da giorni continuo a vedermi davanti la scena del premio finto di Bondi a questa attrice-regista bulgara, Michelle Bonev. C’e’ la grande sala dove viene svolta la manifestazione ufficiale, “Action for Women”, con relativo premio vero. Intorno ci sono tutti quelli del Ministero della Cultura pronti a intervenire appena la manifestazione ufficiale finisce. Il pubblico esce e loro si affannano a cambiare locandine e pannelli, issare striscioni, cartelli, segnaposto, una squadra delle pulizie ripulisce la sala abbandonata. Qualche funzionario della Mostra del Cinema chiede: “Cosa succede?” Subito viene circondato da uomini con occhiali neri e aria circospetta: “Non si preoccupi lei, siamo in missione speciale per conto dei Beni Culturali. Mantenga il riserbo.”
Un giornalista, col cartellino appuntato sul risvolto del giaccone si affaccia: “E’ qui il rinfresco?” La funzionaria del settore Musei e Mostre del Ministero, arruolata nella force de frappe, lo identifica e lo intercetta, dissuadendolo come da istruzioni: “No, qui non c’è nessun rinfresco, è tutto finito, stiamo smontando.”

Infatti è essenziale che non ci siano giornalisti. O meglio, che ci siano, ma embedded come al fronte, in Iraq. E c’è anche una squadra di fotografi. Ma solo un paio sono veri, gli altri sono dodici fattorini del Ministero. Arrivano i ministri, Galan, la Carfagna, ed è tutto uno svolazzare di depliant e presentazioni. Neanche i ministri devono capire, che se scoprono che sono lì con la funzione del lubrificante in una storia di sesso del presidente, magari si sentono un po’ usati malamente, peggio che lacchè…

E’ la beffa delle commedie più incredibili, situazioni da film muto. Arrivano anche i deputati, italiani ed europei, non ci si fa mancare niente. Si dice che qualcuno abbia ordinato: “Il presidente è stato chiaro: deve essere come un premio vero con le autorità e tutto!” E via con le autorità. E il pubblico? Mica si poteva rischiare. Li hanno fatti venire con otto pullman da Isernia, li hanno rivestiti alla meglio, correggendo alcuni casi umani disperati (gli avevano detto: “Venite vestiti bene”, ma non si prevedeva che qualcuno arrivasse con un gessato rosa su fondo giallo).

Hanno poi aggiunto un minimo di riqualificazione del parterre con una manciata di vip e vippini ingaggiati da una nota agenzia specializzata in ospitate a matrimoni dei seguaci del Grande Fratello, una spruzzata di signore e signori distinti, ingaggiati in un circolo del bridge da un’anziana bibliotecaria membro del complotto ministeriale. Li ha convinti dicendo che c’era una bomba nel locale del circolo e che invece al Lido premiavano la piùgrande attrice cristiana di tutti i tempi, perseguitata dal comunismo. Ci sono state delle urla di approvazione.

Insomma, avrei voluto esserci al premio di Bondi. E pure quando, pochi giorni fa, la Carfagna ha scoperto di aver fatto da testimonial dentro il pacchetto premio per una sveltina. Credo che la Carfagna abbia urlato. E non erano urla di approvazione… Che scena! Secondo me è per quello che le è scattata la cosa delle dimissioni. La camorra è il motivo di fondo, ma la molla che ha tirato il grilletto è il premio Bondi. E sarebbe veramente divertente avere una classe politica che si dedica su scala industriale a imbrogliare giovani seducenti allo scopo di rendere più agevole la penetrazione al loro leader… In fondo essere la nazione Amici Miei non è male… in Birmania stanno peggio. Ma il problema è che in questo delirio, poi, quando devono scrivere una legge, gli dà di volta il cervello, che ce l’hanno già troppo pieno di controfigure e targhe finte.

Così siamo alla schizofrenia e, con tutto il teatrino dell’assurdo che ci crolla addosso, i media manco se ne occupano più, e i politici tanto meno. Te ne racconto due, tanto per darti la misura.
In novembre il governo ha deciso di lanciare una campagna confusionaria: ha prima cancellato e poi reintrodotto la detrazione fiscale del 55%, per chi migliora l’efficienza energetica della sua casa. Lo ha fatto per sbalordire. E’ la loro strategia: continuano ad annunciare che cambiano questo e quello e poi cambiano di nuovo e non hanno cambiato niente ma sembrano molto attivi.

Tre giorni fa una nuova disposizione stabiliva il divieto totale di costruire grandi impianti fotovoltaici a terra. Pare che l’unico ad accorgersene e a dare l’allarme sia stato un imprenditore del settore. Ne è scoppiato un putiferio di cui i giornali non hanno dato notizia. Qualcuno ha telefonato a qualcun altro con minacce selvagge di ritorsioni fisiche, sessuali ed economiche. La legge poi veniva modificata permettendo la costruzione di impianti fino a mille kilowatt. Effetto immediato: migliaia di lavoratori licenziati perché i lavori già in corso dovrebbero interrompersi immediatamente. Bloccata la realizzazione di una quantità di impianti già progettati, contrattualizzati e autorizzati che entro dodici mesi avrebbero iniziato a produrre quanto una centrale nucleare inizierebbe a produrre tra 11 anni.

E, colmo dell’incredibile, alcuni ecologisti si dichiarano contenti: perché gira la voce che, se su un campo ci fai un impianto solare, poi resterà sterile per 200 anni. Mistero come ciò avvenga, visto che i pannelli stanno a due metri di altezza e sotto si coltivano senza problemi cespugli perenni. Tra l’altro, si tratta di un metodo ottimo per rigenerare terreni esausti a causa delle coltivazioni chimiche. Il parziale riposo dei terreni e la protezione parziale dalla pioggia diretta, offerta dai pannelli, favoriscono il ricrearsi dell’humus.  Perché vietare i grandi impianti? Non si può neanche accusare i grandi gruppi finanziari di aver determinato questo divieto, per ora sono solo i grandi gruppi che realizzano i grandi impianti… Mistero senza senso. Tagliano le spese?  Tagliarsi via i genitali non è il modo più economico per evitare gravidanze indesiderate. Già è idiota tagliare la ricerca scientifica, perché vuol dire piangere fra pochi anni, ma come si fa a tagliare lo sviluppo delle fonti rinnovabili, che ci servono ora, e che finalmente avevano iniziato a svilupparsi in modo potente? Una follia psicotica!

Contemporaneamente la diffusione degli ultimi dati sulle ferrovie è sconcertante: negli ultimi quattro anni il traffico di merci sui binari si è dimezzato. E si è deciso di smantellare buona parte di tutto il sistema degli scali merci ferroviari, che verranno ridotti da più di 200 a meno di 80. Buttata al cesso tutta la storia dell’efficienza del sistema Italia e della razionalizzazione dei trasporti, della diminuzione dei consumi di carburante e dei prezzi delle spedizioni (i più alti d’Europa, un chiodo nel fianco della possibilità di fare concorrenza internazionale). Ho sentito l’intervento di un imprenditore del settore trasporti ferroviari di merci in Commissione parlamentare, dove spiegava perché l’impresa privata non decolla nelle ferrovie. Diceva di avere 6 locomotive e di fare un fatturato di 8 milioni di euro: e ora le Ferrovie gli chiedono di posteggiare vicino a 12 stazioni una locomotiva di riserva in caso di guasti delle locomotive viaggianti. Costo 28 milioni di euro…

Ma allora ditelo che fate solo finta.