Si chiude temporaneamente il sipario su un giorno di ordinaria follia, uno tra i tanti che cadenzano il caracollante governo berlusconiano e il triste tran tran dello stivale. L’aula di Montecitorio ha approvato ieri il ddl gelminiano sulla riforma del sistema universitario: 307 sì, 252 no e 7 astenuti. Hanno votato a favore Pdl, Lega, Fli, Adc, Mpa e Noi Sud-Pid. Hanno votato contro il Pd, l’Idv, l’Udc, i Liberal.

Il governo era stato battuto per due volte, col voto determinante dei deputati di Fli, su emendamenti presentati contro il parere sia dell’esecutivo sia delle commissioni. Le modifiche al testo originario della riforma riguardavano l’articolo 19, relativo agli assegni per la ricerca, su proposta di Granata (Fli) e l’articolo 25, sul quale sono stati presentati tre emendamenti identici dai finiani, dall’Api e dal Pd.

Nel filmato corredato è mostrata una sintesi di quel che è successo nella scalpitante giornata del 30 novembre: le proteste degli studenti universitari e dei ricercatori di tutta Italia, gli scontri a Roma, e, last but not least, una retrospettiva eloquente della ineffabile posizione dei finiani, incarnata nel moderato Viespoli, capogruppo Fli al Senato (altrimenti soprannominato “colomba”, appellativo ornitologico che fa da contraltare ai “falchi” di Fli à la Granata). L’ex rautiano, da anni folgorato sulla via del moderatismo, ospite al Tg3 Linea notte assieme a Merlo (Pd) e a Napoli (Pdl), esprime le linee della politica di Fli, disegnando ghirigori arzigogolati e contorti con l’inchiostro dell’insondabilità più fosca.

Quasi con struggente tenerezza e con tangibile timore reverenziale dinanzi all’ex amico Napoli, il buon Viespoli si cimenta in un ricco repertorio di salti mortali carpiati ed avvitati, inanellando inizialmente propositi sbrilluccicanti, lezioni di regole di cappa e spada, radiose promesse del suo gruppo politico. Ma tutto il castello oratorio si frantuma inesorabilmente all’incalzare serrato delle domande di Bianca Berlinguer e alle polemiche provocazioni di Merlo. Papale papale: cosa faranno i finiani il 13 dicembre? La risposta di Viespoli non è così indecifrabile: il movimento di Fini sarebbe prontissimo a votare la fiducia a Berlusconi o ad astenersi, qualora il presidente del consiglio, nel dibattito del 13 dicembre, annunciasse “una fase nuova”. Ovvero, un Berlusconi-bis.

Insomma, i giochi restano aperti e si fa sempre più rovente il braccio di ferro tra i falchi e le colombe di Fli. Le gazze ladre del Pdl sentitamente ringraziano.