“Padre, lei si deve sedere qui”. Don Roberto, nell’angoletto che si è ritagliato lontano dai flash dei fotografi, non ci può stare. “Ma tanto io parlo e poi me ne devo andare subito…”. Niente da fare, l’organizzazione è ferrea: in platea, la benedizione divina la devono vedere tutti. Don Roberto, però, di farsi immortalare al fianco di Debora Caprioglio non ha troppa voglia. Gli “amici di amici” che lo hanno invitato ad aprire il congresso dell’Alleanza di Centro gli avevano dato un titolo: ‘Il valore della tradizione cattolica in politica’. “Pensavo fosse il tema di tutto il convegno, ho capito dopo che non era così”. Non gli avevano spiegato nemmeno che ad annunciare il suo ingresso sul palco ci sarebbe stata la Caprioglio, scoperta in erba da Tinto Brass, attrice di teatro e oggi responsabile Cultura del’Adc (leggi l’intervista all’attrice su ClandestinoWeb).

Camicia bianca, gonna e stivale nero invita tutti ad “un momento di raccoglimento” prima di cominciare a parlare di politica. Difficile evitare di scadere in parallelismi di bassa lega quando spiega che lei di solito si esibisce “in maniera diversa, insegno delle cose, do delle emozioni”. Nella platea parte lo sgomitamento generale. Il carnet degli invitati è illustre: Schifani, Frattini, Maroni, Bondi, Zaia, Alemanno, Caldoro e molti altri. Alla fine si presentano solo i capigruppo Gasparri e Cicchitto. Segno di riconoscimento per questa minuscola formazione che in Parlamento ha solo un rappresentante – l’ex volto del Tg1 Francesco Pionati – ma, di questi tempi, grande forza contrattuale.

Silvio Berlusconi li lusinga con la tradizionale telefonata di saluti. Doveva essere alle 17, arriva in anticipo di mezz’ora. “Che non lo sapete com’è il Presidente? Che ve lo devo dire io?”, dice l’ufficio stampa in preda al panico. Qualcuno si è dimenticato di alzarsi in piedi, e dalle prime file partono gesti con la mano. Lui non c’è, ma ci guarda. Tra i più animati nel dare la sveglia ai pigri, c’è Umberto Ingrosso, da Taranto. Pochi minuti prima aveva spiegato di aver lasciato il Pdl perché soffriva troppo “l’organizzazione verticistica”, “l’assenza di contatto con la base”. Ma evidentemente lui è sempre lui, anche se qui, nell’Alleanza di Centro, ha finalmente trovato “il rapporto diretto con il leader, Francesco è uno di noi”.

Francesco non è ancora arrivato. In sala lo aspettano da un’ora ma lui è bloccato nell’atrio del centro congressi dai suoi sostenitori in cerca di sostegno. “Te la ricordi quella questione?”. “Hai saputo niente di quella faccenda?”. “Sei riuscito a parlare con qualcuno di quella cosa?”. Tutto un sottinteso, roba da stanze chiuse. E appena l’avellinese Pionati accenna un gesto di trasparenza: “Fatemi fare la foto con il candidato di Napoli!”, quello lo ferma: “Statte zitto, ca’ ce sta troppa ggente…”. Intorno, effettivamente, sono tutti campani. C’è un gruppetto di ragazzi della provincia di Latina, pensi che siano rimasti folgorati dalle proposte politiche dell’Adc, invece scopri che si sono iscritti proprio ieri mattina. “Ci ha portato qui un il segretario locale, lavoriamo per la sua società, mi pare che i valori del partito siano impostati bene, vediamo…”. Poco più in là i fotografi stanno immortalando Pionati, sullo sfondo una parete di simboli. Lui indica il suo nome e scherza: “Pionati vota Pionati, almeno io mi voto”. Al suo fianco, un altro cartello elettorale. Dice: “Difendi gli animali. Loro non giudicano”.

Da Il Fatto Quotidiano del 28 novembre 2010

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