Quella che vi racconto oggi è una bella storia, che dimostra come la politica seria, quando si impegna e si dedica ad una causa, riesce a dare risposte certe ai cittadini. Senza tempi lunghi, senza “sicuramente”, “vedremo” o “le faremo sapere”.

Qualche mese fa il mio staff è stato contattato dal gruppo “Figli delle Vittime del Dovere”. Il gruppo riunisce i parenti delle vittime del dovere non militare, come per esempio le forze di polizia e di pubblica sicurezza. Mi hanno raccontato una storia che ai più può sembrare poco importante o comunque di scarsa rilevanza per la collettività. Come molti di voi ricordano, il 10 luglio 2009 è stata promulgata, dopo l’iter nelle commissioni difesa di Camera e Senato, la modifica dell’art. 6 del decreto legislativo 28 febbraio 2001 n.82 in materia di arruolamento dei congiunti di appartenenti alle Forze armate vittime del dovere. Grazie alla modifica dell’articolo 6, per i congiunti delle vittime del dovere delle forze armate il vincolo dell’altezza per l’arruolamento “per chiamata diretta”, 1,65 metri per gli uomini e 1,61 metri per le donne, viene sostituito dalla dicitura “non inferiore a metri 1,50”. Una deroga che aveva consentito per esempio a Giusy, figlia del sottotenente Giovanni Pezzulo, ucciso il 13 febbraio 2008 in Afghanistan, di continuare la missione del padre nell’Esercito.

Questa importante apertura però, come ben specificato, era riservata solo ai congiunti delle vittime del dovere militare, lasciando fuori, dunque, i “non militari”. Una disparità inconcepibile che ha ferito questo gruppo che riunisce familiari, storie diverse di dolore e di difficoltà; mi hanno chiesto di fare qualcosa di urgente per porre rimedio ad un’imperfezione legislativa che metteva su piani diversi storie che invece hanno eguale dolore ed eguale dignità. Insieme a loro ho elaborato una proposta all’ufficio legislativo dell’Italia dei Valori, che in meno di un mese ha scritto e presentato, tramite l’on. Di Stanislao, capogruppo Idv in Commissione Difesa, due proposte di legge in questa direzione.

Ho motivo di ritenere che queste proposte non incontreranno impedimenti, perchè sono fiduciosa in una “comprensione” bipartisan del problema che possa restituire la dignità anche ai familiari dei caduti “non militari” ma pur sempre impegnati nella difesa della nostra nazione. Ora aspetteremo con fiducia l’iter parlamentare e spero, molto presto, di poter comunicare al Gruppo dei Familiari una vittoria che sarà di tutti. Militari, non militari e comuni cittadini.

Ecco i testi in pdf delle due proposte di legge:
File 1
File 2