Mara Carfagna ha annunciato che, se Berlusconi non sceglierà tra lei e Cosentino, presenterà le dimissioni. Il solo fatto che la ministra abbia dovuto formulare un simile quesito dovrebbe essere sufficiente a comprendere in quale discarica sia già terminata l’Italia, e non solo la Campania.

Berlusconi non sceglierà perché non può scegliere, è obbligato a non scegliere, al massimo darà qualche buffetto, ma Cosentino non sarà messo alla porta, non può essere messo alla porta, non è un ospite indesiderato, come pensa Mara Carfagna, ma uno dei padroni di casa. Lui non ha sbagliato casa, forse lo ha fatto lei, ma sarà il caso che prepari le valigie, se le cose sin qui dette hanno un senso politico e soprattutto etico, altrimenti avrà portato acqua al mulino di chi la vorrebbe bruciare, per ora solo simbolicamente, sulle pubbliche piazze, magari del casertano.

La Carfagna, dunque, potrebbe presentare la lettera di dimissioni, al contrario della sua collega Gelmini che, invece, viene portata ad esempio per la sua fedeltà alla causa, a tal punto che ha persino accettato di presentare nell’aula della Camera dei Deputati un progetto di legge che non gode neppure della necessaria copertura finanziaria, ma così ha disposto Tremonti e così ha eseguito Mariastella, davvero una stella di ministro.

Non la pensano così ovviamente le migliaia e migliaia di studenti, loro familiari, docenti a tempo pieno e precari, che hanno deciso di convocarsi per mercoledì a mattina a Roma, quando dovrebbe essere approvato il testo.

A scanso di equivoci, sull’Università non è in corso nessuna lotta tra vecchio e nuovo, tra conservatori ed innovatori, semplicemente è in atto un tentativo di realizzare l’ennesimo spot, di portare all’approvazione un testo che non ha neppure la necessaria copertura finanziaria, come per altro ha rilevato la stessa commissione di merito della Camera dei Deputati che ha stralciato persino gli emendamenti presentati dai parlamentari della maggioranza.

“Non è una legge di spesa, ma solo ordinamentale…” giura la ministra, ma se le cose stanno davvero così come faranno a garantire il fondo per i cosiddetti meritevoli? Come garantiranno il riconoscimento delle migliaia e migliaia di precari che sono la spina dorsale del nostro sistema formativo? Come finanzieranno il fondo per il rientro dei “ cervelli” fuggiti all’estero? Quale prospettiva offriranno al sistema formativo pubblico, uno degli snodi essenziali per continuare a parlare di futuro?

In realtà si tratta solo e soltanto di un maldestro tentativo di portare a casa uno straccio di testo e magari di rispondere ad alcune urgenze poste dalla Confindustria che pretende un massiccio ingresso del privato nel sistema universitario, una sostanziale alterazione dei principi che dovrebbero ispirare il sistema pubblico. Questo accade in un paese che, nonostante le tante bugie ripetute e declamate, continua ad avere il più basso numero di laureati in Europa.

Se e quando la legge dovesse essere approvata ci sarà inoltre un sostanziale commissariamento, anche di questo settore, da parte del ministero dell’Economia, Tremonti o chi per lui diventeranno i supercommissari ai quali spetterà la valutazione finale sugli atenei, sulla qualità dei corsi, sulle risorse che spetteranno a ciascun istituto.

Qualche settimana fa il presidente Fini, parlando a Bastia Umbra, dichiarò che sarebbe stato meglio sospendere tutto, piuttosto che procedere a tentoni, senza risorse certe, per improvvisazioni successive. Il suo invito non è stato raccolto, sarebbe il caso che anche lui contribuisse a mettere fine a questa pericolosa rappresentazione, affinché sia possibile ricominciare, coinvolgendo davvero tutte le rappresentanze dell’università, della ricerca, delle diverse organizzazioni professionali degli insegnanti e degli studenti.

Non sappiamo se la ministra Carfagna deciderà di dimettersi, sicuramente sarebbe meglio se in ordine di uscita la precedesse la collega Gelmini..