In coda per le primarie in una Milano da cartolina, grigia e piovigginosa. Eppure l’animo è quasi allegro: per la prima volta da anni vado a votare non il meno peggio ma quello che preferisco: Giuliano Pisapia.

Al seggio di Porta Ticinese sembra quasi di essere all’Eliseo, il cinema di zona dove incontri sempre qualcuno che conosci. Infatti qui incappo subito in una coppia di amici. Ieri sera, invece, proprio all’Eliseo ho incontrato un gruppo di amiche che volantinava per Stefano Boeri, l’avversario diretto di Pisapia. Abbiamo chiacchierato e cazzeggiato, ma, anche se un po’ a malincuore, non le ho aiutate: bene o male fino a stasera staremo su fronti opposti. Ma da domani no. Chiunque vinca, lo sosterrò con convinzione, e altrettanto spero che faranno loro e tutto il popolo delle primarie milanesi.

Nessuna ripicca, non più divisioni: l’obiettivo di tutti dovrà essere quello di battere la Moratti e chiunque altro si presenterà per il centro destra. Non è una missione impossibile: da almeno due tornate elettorali il voto a Milano città sta lentamente ma significativamente rispostandosi a sinistra. C’è una Milano perbene che non sopporta più l’arroganza e l’incapacità della Moratti e teme il sacco della città travestito da Expo. E c’è un’aerea del non voto che è possibile riconquistare alle urne.

Un sacco di lavoro da fare, insomma. Ma con uno spirito nuovo, mi auguro: quello dell’unità, che da anni manca a sinistra. Per vincere bisogna lottare insieme, lo dice anche Aung Suu Kyi, il premio Nobel per la Pace appena liberata dopo sette anni di prigionia: “Insieme decideremo quello che vogliamo, e per ottenerlo dobbiamo agire nel modo giusto. Non c’è motivo di scoraggiarsi”. E se non devono scoraggiarsi in Birmania, figuriamoci a Milano.