Ve lo immaginate Berlusconi che si dichiara a favore di un governo tecnico? Vi immaginate, nel gennaio del 2008, Clemente Mastella che toglie la fiducia al governo Prodi e il Pdl, invece di festeggiare a champagne e mortadella, che dichiara con voce grave: “Vogliamo lavorare ad un governo della ripartenza. E a questo progetto abbiamo dato la nostra disponibilità” (questa ha detto ieri Bersani).

Con lo scandalo Bunga-bunga (termine più cercato negli ultimi trenta giorni su Google Italia); lo strappo di Fini; la crisi conclamata del governo dopo solo due anni dall’insediamento, i capi del Partito Democratico dicono di volere un governo tecnico per “mettere in sicurezza la democrazia, cancellare la legge elettorale garantendoci così di andare alle elezioni in tempi brevi” ma anche “per poi mettere mano ad un paio di misure che riguardano le emergenze del momento come quella della riforma fiscale e dell’occupazione giovanile“.

Peccato che questo governo “tecnico” (secondo l’Udc guidato da “un uomo di buona volontà”) dovrebbe per forza essere sostenuto anche da Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini. E i due hanno già detto a chiare lettere non dovrebbe essere un esecutivo senza scadenza: “un governo che si occupi solo di legge elettorale non ha senso – ha detto ieri Casini ad Annozero – bisogna intervenire invece a favore delle famiglie e delle imprese”.

Adesso Berlusconi è debolissimo. Ha la colpa di non aver saputo concludere la legislatura nonostante un’ampissima maggioranza; di aver frantumato il suo partito; di non aver realizzato neanche una delle mille promesse da campagna elettorale (di taglio delle aliquote Irpef ne parla dal 1994). Inoltre, se un asse Fini-Casini-Rutelli(-Montezemolo?) andasse componendosi, questo finirebbe di per certo per togliere voti al centrodestra, sia alla Camera che al Senato.

Con un bel governo tecnico sostenuto da Pd-Udc-Fli-Api e chi più ne ha più ne metta, invece, il quadro si ribalterebbe. Berlusconi passerebbe di nuovo finalmente per vittima: “una manovra di palazzo ha sovvertito la volontà popolare” strillerebbe, senza avere neanche tutti i torni. Inoltre, la nuova maggioranza che sosterrebbe questo governo “della ripartenza”, su cosa sarebbe d’accordo? Su quali punti, quali proposte, quali priorità? Il rischio è che non trovi una sintesi, dimostrandosi in poco tempo inefficace e inaffidabile. E quindi? E quindi ecco tornare in auge di nuovo nonno Silvio:  “uomo del fare”, contro i “politici di professione”; la vittima di “un ribaltone” ancora pronto a tornare a guidare “il paese che amo” (garantendosi anche i voti per il Quirinale).

In una recente intervista il sindaco di Bari Michele Emiliano ci ha detto: “I leader del Partito Democratico, non vogliono vincere le elezioni, vogliono solo conservare la loro rendita di posizione”. Ora hanno l’ennesima, ghiotta, occasione per proseguire su questa strada (e per annacquare il seguito di Vendola; e per prendere le distanze da Di Pietro). Se poi questa strada porta dritta dritta ad un bel ritorno di Berlusconi, tanto meglio: meglio essere i capi di un’opposizione perdente – devono evidentemente pensare -, che ritrovarsi ai giardinetti in un paese governato dai progressisti.

(img di Fricca – da Facebook)