Mille tedeschi arrestati per aver bloccato il “treno dell’inferno”, carico di scorie nucleari. È il più grande movimento antinuclearista della storia tedesca degli ultimi decenni quello che nei giorni scorsi ha portato oltre 35 mila persone a Dannenberg, nella Bassa Sassonia, a invadere le rotaie per protestare contro il trasporto di rifiuti nucleari destinati al sito di Gorleben, deposito provvisorio di stoccaggio a ridosso del parco naturale dell’Elba. I manifestanti si sono opposti al rientro del treno Castor, partito venerdì scorso dall’impianto francese de La Hague, in Normandia, per riportare in Germania 154 tonnellate di rifiuti vetrificati dopo il trattamento in Francia. Una manifestazione antinuclearista che ha trascinato con sé l’opinione pubblica, creando allo stesso tempo grande imbarazzo politico per le scorie atomiche. Il deposito in questione, infatti, sembrerebbe non adatto al loro stoccaggio.

Erano anni che in Germania la protesta dei movimenti antinuclearisti non si faceva sentire, ma nonostante il carattere pacifico delle migliaia di persone scese sulle rotaie per fermare il Castor, la polizia tedesca è intervenuta in modo duro, rimuovendo con la forza i manifestanti ed arrestandone temporaneamente circa un migliaio. Che cos’è il Castor? È un convoglio ferroviario composto da 11 vagoni carichi di rifiuti altamente radioattivi, tanto da meritarsi la sinistra definizione di “treno dell’inferno”. Un “inferno” nucleare, che ai contribuenti tedeschi oltretutto costa circa 50 milioni di euro.

Per essere più precisi, il Castor ha trasportato dalla Francia alla Germania, quindi nel cuore d’Europa, 154 tonnellate di scorie pericolose: con una concentrazione doppia rispetto alla radioattività emessa nella catastrofe di Chernobyl. Il treno è stato rallentato durante gran parte del suo tragitto (anche sul confine franco-tedesco), fino a sfociare nei violenti scontri di Dannenberg. Dopo l’intervento dei 17 mila agenti di polizia, che non hanno lesinato l’uso di manganelli e gas lacrimogeni, il convoglio è giunto, seppure con oltre dieci ore di ritardo, nella stazione di Dannenberg, dalla quale i rifiuti sono stati trasportati su camion per gli ultimi 20 chilometri che separano lo scalo ferroviario dal sito di stoccaggio di Gorleben.

Si tratta dell’undicesimo carico di rifiuti vetrificati (dunque il penultimo, secondo le previsioni) rientrato in Germania dopo essere stato trattato a La Hague. Perché allora le proteste si sono accese in questo modo solo ora? Il primo timore è che Gorleben, invece che un deposito temporaneo, divenga un deposito permanente privo di sufficienti garanzie di sicurezza a lungo termine; è la stessa paura che, in Italia, ha sollevato la protesta degli ambientalisti di Alessandria contro il deposito Sogin di Bosco Marengo. In generale, l’opinione pubblica tedesca si schiera coi manifestanti dopo la recente decisione del governo liberal-democratico-cristiano di Angela Merkel di prolungare l’attività delle centrali atomiche esistenti sul suolo nazionale.

La mobilitazione è quindi dovuta alla decisione di Berlino di prolungare l’attività delle centrali atomiche, superando in questo modo il limite del 2020 imposto da una legge del governo Schröder (otto anni per le centrali più vecchie, 14 per quelle di più recente costruzione). Scelta che ha riacceso gli animi antinuclearisti della Bundesrepublik, e che ha mobilitato non solo le migliaia di persone che hanno cercato di fermare il Castor, ma anche, già nelle settimane scorse davanti al Bundestag, tanti manifestanti come non si vedeva da molti anni. Ma il cambio di direzione del governo Merkel, appunto, non è stato l’unico motivo.

Molto importante è il fatto che a Gorleben è stata individuata come sito di stoccaggio una vecchia miniera di sale, un luogo che, nonostante l’arrivo delle tonnellate di rifiuti radioattivi, è ritenuto da molti scienziati (e ambientalisti) non adatto alla conservazione a lungo termine delle scorie radioattive. I fattori di rischio geologico che si nascondono nella cava sono ancora tutti da verificare e da affrontare: da quello della pericolosa infiltrazione d’acqua al sottile spessore della crosta salina. E i tedeschi sanno bene che è un problema da non sottovalutare, perché da anni leva il sonno a molti di loro, a causa del deposito sperimentale di Asse, altra ex cava di sale situata tra Amburgo e Hannover. Un deposito di scorie nucleari ritenuto a tenuta stagna dai calcoli presentati in principio, ma nel quale presto si è palesato il rischio di infiltrazioni d’acqua. Problema che, per essere risolto, genererà costi miliardari quasi certamente a carico dal governo federale.

Non c’è quindi da stupirsi se le ultime agitazioni contro il “treno dell’inferno” entreranno fin dentro alle stanze della politica tedesca. Per i Verdi questo risveglio dell’opinione pubblica rappresenta una rinascita. Anche perché i Grünen nacquero proprio dalla protesta antinuclearista, che in Germania rappresentò il punto di partenza storico della militanza della base ecologista destinata a divenire la più influente di tutta Europa.

La popolarità del governo Merkel, già vacillante rispetto agli ultimi anni, è messa ancora più in discussione dai problemi legati al continuo rinvio del momento in cui il nucleare anche in Germania potrà finalmente andare in pensione. E da un’opinione pubblica meno abituata di quella italiana a prendere manganellate quando scende in strada a protestare per i suoi diritti, la sua salute e le sue tasche. Ma che non per questo se ne starà con le mani in mano. Sembra infatti che le proteste non siano destinate ad esaurirsi, e i violenti scontri che hanno portato a Dannenberg decine di migliaia di manifestanti tedeschi ad affrontare 17 mila agenti di polizia potrebbero ripetersi già in questi giorni.

di Andrea Bertaglio