Nel guardare gli studenti inglesi distruggere la sede del partito conservatore mentre protestano contro il triplicare delle rette universitarie, non si può non allargare lo sguardo a un problema più ampio, ovvero il futuro della nostra società.

Assumiamo per un momento che il mondo debba funzionare così: nel primo mondo si sfornano le idee, nel secondo e terzo mondo si produce e tutti vivono felici e contenti (almeno per ora).

Alla luce di questo sembrerebbe naturale che i governi del cosiddetto primo mondo investissero a più non posso per migliorare il proprio sistema scolastico e universitario. E invece quello a cui stiamo assistendo da un bel po’ di tempo è un sistematico taglio dei fondi all’istruzione.

Nel documentario Waiting for Superman di Davis Guggenheim Bill Gates (non certo un arrabbiato comunista) ci spiega che tra una ventina di anni gli USA produrranno un terzo dei laureati necessari a svolgere quei lavori altamente qualificati richiesti per essere la prima potenza tecnologica mondiale. Quindi i restanti due terzi dovranno essere “importati” da paesi del terzo mondo la cui istruzione è già oggi migliore di quella USA.

Solo alla luce di questo sembrerebbe folle tagliare scuole e università. Ma questo è successo e succede senza grandi proteste. Ci è sembrato naturale e inevitabile. E anche un liberal come Guggenheim apre il film con una confessione: ogni mattina tradisce i propri ideali passando davanti alla scuola pubblica dove il figlio sarebbe dovuto andare, mentre lo porta alla scuola privata dove invece studia. Come è potuto succedere questo, in un paese nei quali i migliori cervelli (e Guggenheim ne fa una lunga carrellata) sono usciti dalla scuola pubblica? E come è possibile che negli USA i più restii al miglioramento siano proprio i sindacati degli insegnanti? Guggenheim si chiede: abbiamo smesso di pensare al futuro? E i nostri figli ci interessano veramente o sono solo un gioco per adulti?

Oggi in tutta Europa i tagli sono sempre più drastici ed è chiaro che le conseguenze a lungo termine di questo saranno disastrose per tutti. Quindi, prima di pontificare sul fatto che la protesta dovrebbe essere civile, chiediamoci che genere di società il nostro governo sta offrendo ai nostri figli e se non sia meglio far sentire la propria voce che cercare di salvarsi singolarmente.