Mariano Crociata, segretario generale della Cei

Il governo sull’orlo della crisi è sempre più isolato. Nel giorno in cui Umberto Bossi annuncia il suo incarico di mediatore tra Fini e Berlusconi (con l’obiettivo dichiarato non di concludere la legislatura ma di tirare avanti qualche mese, fino all’approvazione del federalismo) e fissa per giovedì la data dal faccia a faccia con il presidente della Camera, l’esecutivo del Cavaliere riceve due nuove stoccate. Il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia parla di “situazione preoccupante”, in un momento politico “bloccato da una possibile crisi di governo”. Ma se la presa di posizione degli industriali sull’instabilità politica poteva essere in qualche modo messa in conto, non si può dire altrettanto della seconda dichiarazione sul governo in meno di 24 ore da parte dei vertici della Cei: “Chi ha più responsabilità – dice oggi monsignor Mariano Crociata – deve sentire più forte il richiamo a smuovere la situazione. Se poi le cose non funzionano è perché si cerca un capro espiatorio”. Solo ieri il presidente della Conferenza episcopale Angelo Bagnasco aveva detto che “non si può continuare a galleggiare”.

LA MEDIAZIONE – “Ho il mandato di Berlusconi a trattare con Fini, ma anche quello di Fini a trattare con Berlusconi. L’importante è che il presidente della Camera non si metta a correre”. Il mediatore che ha in mano le sorti del governo è Umberto Bossi e da esponenti della maggioranza si apprende che l’incontro tra il senatur e il leader di Futuro e libertà avverrà giovedì. Il leader del Carroccio spiega di accettare malvolentieri l’incarico di mediatore, ma in realtà non nasconde il vero obiettivo della sua azione: “Ho il federalismo da portare a casa e invece mi metto a mediare”. Le affermazioni di Bossi, infatti, si spiegano con l’accordo raggiunto ieri sera con Berlusconi. Il Carroccio ha ottenuto garanzie sull’approvazione entro l’anno degli ultimi decreti sul federalismo. Nella riunione ad Arcore i leghisti avevano proposto una crisi di govermo pilotata, con un nuovo esecutivo e un nuovo programma da presentare al Quirinale insieme alle dimissioni. Ma alla fine, l’accordo è stato trovato su un percorso diverso, legato appunto al buon esito dei provvedimenti sul federalismo: il governo continuerà e il premier rinnoverà la richiesta di dimissioni a Fini proponendogli un incarico di governo in prima persona. Secondo il senatur, quindi per la trattativa “ci sono spiragli”. Ma bastano pochi minuti perché arrivi un avvertimento: “Se non passa la finanziaria salta il Paese”.

GLI INDUSTRIALI – “La situazione che c’è, ovviamente ci preoccupa”. Parole dure quelle di Emma Marcegaglia, leader di Confindustria, che interviene a margine di un incontro al Ferrari World di Abu Dhabi. Non è la prima volta che Confindustria invita il governo a cambiare rotta. Lo scorso settembre durante il convegno dei giovani imprenditori, Marcegaglia aveva detto: “E’ necessario ritrovare il senso delle istituzioni e il senso della dignità, altrimenti non si va avanti”. Proprio a causa di questi attacchi, il leader degli industriali è stata al centro di un caso politico, mediatico e giudiziario: a fine settembre Alessandro Sallusti e Nicola Porro, direttore e vicedirettore de Il Giornale (quotidiano di proprietà della famiglia Berlusconi) hanno scatenato una campagna di stampa. Proprio a causa dei presunti dossier creati ad arte per indimidire Emma Marcegaglia, i due giornalisti sono stati iscritti nel registro degli indagati dai magistrati di Napoli con l’accusa di violenza privata.

LA CHIESA – Le dichiarazioni di ieri del ministro del Welfare Maurizio Sacconi (che ha parlato di tutele solo per le “coppie sposate orientate alla procreazione”, ritrattando poi solo parzialmente in serata) non hanno sortito l’effetto sperato sulle gerarchie ecclesiastiche. Dopo l’intervento del cardinale Angelo Bagnasco sul Paese che “non può continuare a galleggiare”, oggi il segretario generale della Cei Mariano Crociata ha preso nuovamente una posizione critica rispetto all’instabilità politica: “Ci troviamo di fronte a una situazione preoccupante. Chi ha più responsabilità deve sentire più forte il richiamo sul piano della decisione concreta per smuovere le cose e operare scelte concrete”, ma “se poi le cose non funzionano è perché si cerca un solo responsabile, un capro espiatorio”. Crociata si è poi detto “convinto e preoccupato” del fatto “che nel Paese non si veda alcun cambiamento, non solo in politica”.