E’ possibile che in Sicilia la questione morale sia stata abbandonata dal principale partito del centrosinistra?

Mi riferisco al sostegno del Pd al governo Lombardo, e alla pratica del trasformismo tanto diffusa nella classe politica siciliana. Una classe dirigente da rottamare, non tanto per un fatto di età, (a volte anche i giovani sono vecchi dentro) ma perchè ripiegata nell’autoconservazione e nell’immobilismo, quando non in compromessi molto compromettenti. Perché il Pd non rompe oggi con Lombardo? C’è molto malumore nella sua base per la messa in mora di un pezzo della propria storia e delle proprie origini, rappresentata da personalità come Rita Borsellino, che avrebbe con molta probabilità vinto le elezioni regionali in Sicilia se il suo partito innanzitutto avesse voluto sostenerla veramente. E se poi l’on.le Anna Finocchiaro spinta da ordini romani, non l’avesse costretta a ritirarsi nella sfida contro Lombardo. Per andarci oggi a braccetto. Io non so quale istinto suicida spinga il Pd, o se questi dirigenti hanno oramai introiettato l’impossibilità del cambiamento, tanto da arrendersi all’accomodamento. Se così fosse, a maggior ragione, dovrebbero essere invitati a lasciare il posto a chi non è logorato, ed è più fresco e con più speranze.

Ma è una follia pensare che la Sicilia non possa cambiare e che l’orientamento dell’elettorato sia immodificabile. L’errore del Pd rischia di pagarlo tutto il centrosinistra mentre osservo che nei gruppi dirigenti democratici chi chiede di rompere con Lombardo ha il volto del vecchio e a volte anche dell’impresentabile. Che il malumore della base possa aumentare e coinvolgere un pezzo del gruppo dirigente non è da escludersi e in un certo senso occorre fare qualcosa perchè possa avvenire. Per Palermo, al collasso economico e sociale, vale lo stesso ragionamento. Sarebbe impossibile (come ha dichiarato ieri Luca Orlando), fare un accordo con il Pd se questo partito non si decidesse a rompere con il governo Lombardo. Anche perchè in tal caso il Pd penserebbe di proporre una analoga esperienza anche per l’amministrazione comunale. Inaccettable. Per un fatto di contenuti, progetti e idee che ci differenziano dal centrodestra di cui Lombardo è parte e cultura, in tutti i sensi.

Non si può lasciare ai partiti il compito esclusivo di districare questa difficile matassa. Sono i cittadini che devono essere protagonisti di questa fase così delicata. Innanzitutto il nostro popolo, quello del centrosinistra, quello dei movimenti, dell’associazionismo, di tutte le forze sociali e culturali del cambiamento. Questo è quello che stiamo provando a costruire con “Per Palermo”, l’assemblea cittadina indetta per il 17 novembre da oltre 200 persone e personalità dei movimenti e dei partiti, (Idv, Sel e Fed.dellaSinistra), ma anche elettori del Pd, e tanti singoli cittadini, alla pari. Attenzione, lo dico a tutti noi: sbaglieremmo a considerare l’oggi la naturale premessa per riproporre schemi e pratiche del passato. Il clima democratico è inaridito. Questi ultimi dieci anni hanno coltivato un deserto spaventeso. E per questo dobbiamo innanzitutto lavorare ad un progetto che chiami alla più ampia partecipazione. Dobbiamo lavorare per l’unità ma su un progetto chiaro, creare relazione fra i soggetti del cambiamento. Per uscire dal guado dobbiamo mettere sopra ogni cosa il bene di questa città, prima dei destini e delle scelte personali. Non possiamo consegnarla ancora una volta al malgoverno.

Abbiamo bisogno di un vero protagonismo civile, di saperi, esperienze, volontariato. Abbiamo bisogno di chi non ha nulla perché questa città possa cambiare nel segno di un nuovo benessere sociale. E per farlo abbiamo la necessità di aprire in tempi rapidi, un percorso di partecipazione alle scelte del candidato o candidata a sindaco: le primarie. Bisogna fissare questa data. Costruiamo una nuova primavera per Palermo e per la Sicilia.