C’è pure un deputato dell’Assemblea regionale siciliana tra le 47 persone arrestate nella notte dai carabinieri del Ros nell’operazione Iblis, nata da un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Catania. Si tratta di un’indagine che coinvolge anche il governatore siciliano Raffaele Lombardo, che non è stato colpito da alcun provvedimento. La Dda etnea ha scoperchiato le dinamiche della mafia catanese documentando gli interessi criminali e le infiltrazioni negli appalti pubblici, infiltrazioni riuscite grazie a una rete capillare nelli amministratori pubblici collusi. I reati ipotizzati sono associazione mafiosa, omicidio, estorsioni e rapine. Per il comandante dei Ros Giampaolo Ganzer l’operazione ha azzerato i vertici di diversi clan.

L’inchiesta, coordinata dal procuratore capo Vincenzo D’Agata, e dai magistrati della Dda Giuseppe Gennaro, Agata Santonocito, Antonino Fanara e Iole Boscarino, si concentra sull’attività del boss Vincenzo Aiello della cosca Santapaola. Il procuratore capo smentisce la notizia che il presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo sia al centro di un procedimento: “Non è stata un’indagine mirata esclusivamente o prevalentemente alla politica o verso qualche politico din particolare”, ha detto nel corso della conferenza stampa. “Ogni riferimento riguardante il presidente Lombardo e risultante dalle indagini è stato oggetto di attenta valutazione, specie con riguardo alla sua valenza sul piano probatorio e alla sua capacità di resistenza alle critiche difensive, non ritenendone, allo stato, la idoneità per adottare alcuna iniziativa processuale nei suoi confronti”.

Fondamentale è stato l’apporto di almeno due pentiti: il “colletto bianco” Eugenio Sturiale e il sicario Maurizio Avola, esponente dei Santapaola che si è autoaccusato di oltre 50 omicidi.

L’infiltrazione nella politica – Il nome del deputato regionale dei “Popolari Italia domani” (Pid) è Fausto Fagone. 44 anni, originario di Palermo, è un consulente finanziario. E’ diventato deputato regionale dell’Udc in Sicilia dal 2006 ed è al suo secondo mandato. Dal 28 settembre scorso ha aderito al partito nato dalla scissione del gruppo di Saverio Romano e Salvatore Cuffaro dall’Udc. Il 28 giugno scorso, nell’ambito di un’altra inchiesta su presunte irregolarità negli appalti per i rifiuti solidi a Palagonia, Comune di cui era sindaco, è stato rinviato a giudizio per abuso di ufficio, truffa aggravata, falso materiale e ideologico, e frode in pubblica fornitura, assieme a due funzionari comunali e a due imprenditori.
Provvedimenti restrittivi sono stati emessi anche nei confronti del consigliere della Provincia di Catania dell’Udc, Antonino Sangiorgi, dell’ assessore del Comune di Palagonia, Giuseppe Tomasello, e dell’ imprenditore e assessore al Comune di Ramacca, Francesco Ilardi. Rigettata invece dal gip etneo la richiesta per un altro ex deputato regionale ed ex assessore comunale a Catania, Giovanni Cristaudo, una volta in Forza Italia e ora nel Partito del Sud.

L’infiltrazione nell’economia – Un numero elevato di aziende, immobili, vetture e attrezzi industriali sono stati sequestrati. In totale, sono state sottratte agli indagati 105 aziende, 522 immobili, agricoli e urbani e 137 auto e motoveicoli e attrezzature industriali, fra cui macchine operatrici e gru per un valore di almeno 400 milioni di euro.
Tra i beni finiti sotto la lente degli inquirenti c’è anche il centro commerciale “La Tenutella” per il cui acquisto avrebbe agito da tramite tra imprenditori e mafiosi l’avvocato civilista Agatino Santagati, arrestato nell’operazione. Con lui sono stati arrestati anche due imprenditori: Giovanni D’Urso e Rosario Ragusa, in contatto con due esponenti del clan Santapaola, Francesco Marsiglione e Mario Ercolano. Il centro “La Tenutella” non è stato sequestrato perché risulta intestato a persone estranee.

L’indagine, ha detto D’Agata, ha messo in luce “le nuove strategie operative adottate dalla mafia, i suoi mutati rapporti col mondo dell’imprenditoria e col mondo della politica locale”. D’Agata ha evidenziato la leadership di Cosa nostra rispetto alle altre organizzazione “per la sua capacità di condizionare le più importanti vicende imprenditoriali assicurandosi l’aggiudicazione diretta degli appalti o i subappalti” tramite imprese amiche ad essa connesse, incassando ingenti somme attraverso la “messa a posto” in misura del 2-3% dell’importo dei lavori. Al rappresentante provinciale di Cosa nostra Enzo Aiello era demandata la cura degli appalti dei quali monitorava i bandi, intrattenendo rapporti con gli imprenditori. Tutte le somme riscosse confluivano nella “bacinella grossa“, mentre esisteva una “carta delle imprese” con i rendiconti delle somme ricevute dall’organizzazione.

“E’ un intervento che azzera i vertici di Cosa nostra, non solo a Catania e non solo, quindi, le storiche famiglie Santapaola o Ercolano, ma anche cosche altrettanto importanti tra Ramacca, Caltagirone, Palagonia e Misterbianco”, ha detto il comandante del Ros Giampaolo Ganzer, in merito all’operazione. “L’inchiesta – ha aggiunto – ha individuato le interferenze mafiose nell’economia e i rapporti di corruttela con i pubblici amministratori, politici di livello regionale, provinciale e comunale, nonché le compromissioni di numerosi imprenditori, alcuni dei quali espressione diretta di Cosa nostra. Imprenditori di tutti i settori dalla grande distribuzione all’edilizia, al commercio, al movimento terra, ai trasporti e alla ristorazione. Si tratta della più importante operazione anche sotto il profilo imprenditoriale, frutto di cinque anni di indagine”.