“Forse sono quattro culattoni”: la cortese espressione è riportata dal quotidiano La Nuova Venezia e sarebbe stata pronunciata dal giovane Renzo Bossi, in arte Trota, a proposto di un gruppo di dissidenti che ha deciso di lasciare la Lega Nord, “perché quelli si occupano solo di poltrone”, come ha dichiarato ai giornali locali un consigliere della municipalità di Venezia.

Per ora non sono arrivate smentite, e forse non ci saranno perché il linguaggio del giovane trota ci sembra aderente allo spirito dei tempi, per altro in linea con quello del babbo che in questi anni non ci ha risparmiato proprio nulla: dal dito medio alzato, al sono porci questi romani, sino alla bandiera buona per “pulirisi il culo”, citazione testuale.

Dal momento che “La lega ce l’ha duro” come meravigliarsi se i dissidenti siano liquidati come culattoni, presto molto presto saranno etichettati come ebrei e comunisti.

Per altro sarà bene non ridere troppo di queste prodezze verbali del giovane Trota, perché altrove già si organizzano le caccie ai rom, si portano i maiali a fare i bisogni sui terreni dove dovrebbero sorgere le moschee, in segno di profanazione e di oltraggio contro gli islamici, merce umana buona per portare soldi ai padroncini del nord, ma da tenere sempre e comunque lontana dalle piazze e dalle panchine, per informazioni chiedere al sindaco di Treviso.

Il giovane Trota, per altro, salì agli onori delle cronache per aver ideato un simpatico gioco nel quale si dava la caccia ai barconi degli immigrati, una sorta di safari che aveva come preda i disperati, primo premio a chi effettuava il maggior numero di respingimenti.

Queste sono le ragioni per le quali i cronisti veneziani e persino le ex camice verdi della laguna hanno ritenuto credibile che il Trota possa aver liquidato così finemente il dissenso, ma forse c’è dell’altro, forse Bossi il piccolo respira un’aria pesante anche in casa. Forse ha solo anticipato di qualche giorno la prossima esplosione d’ira paterna, che in queste ore ha avuto il modo di manifestarsi così: “Ma il Berlusconi non poteva chiamare me o il Maroni, potevamo chiamare noi, non c’era bisogno che si attaccasse al telefono con la Questura”, che tradotto in italiano significa: “questo presidente è ormai sbroccato, non ci sta più con la testa e rischia di farci travolgere tutti”. Il paradosso sta tutto qui, anche la lega vorrebbe sbarazzarsi di Berlusconi, ma non sa come fare. Le camicie verdi hanno ormai in pugno le sorti del governo, ma possono restare schiacciate sotto il peso della questione immorale, proprio loro che erano nati per spazzar fuori dalla politica e dalle istituzioni tangentari, ladroni, corrotti e corruttori.

Per qualche settimana Umberto e Trota potranno tuonare contro i culattoni, contro il complotto giudo pluto massonico, contro gli immigrati e i marziani… poi, anche loro, dovranno rendere conto a quegli elettori che cominciano a pensare che tra “Roma ladrona” e “Varese ladrona”, con tutto i rispetto per gli abitanti delle due città, che nominiamo solo come metafora, non ci sia più alcuna differenza.

Per queste ragioni siamo sempre più convinti che si debba tentare di mandarli a casa costi quel che costi, sfidando Fini a votare una mozione di sfiducia, invitando anche i cittadini a far sentire la loro voce, a manifestare ovunque sarà possibile, a firmare la petizione lanciata da Articolo 21 con la quale si chiedono le dimissioni del governo, subito, prima che faccia altri danni, non solo e non tanto nel lettone come dicono i suoi cinici sostenitori, quanto nel corpo e nell’anima della Costituzione.