Giovedì 14 ottobre era su tutte le agenzie: “Berlusconi convalescente. Slitta vertice tra Italia e Algeria”. L’incontro era fissato ad Algeri, per il 19 e il 20 ottobre, e il rinvio è stato dettato “dal protrarsi della convalescenza del presidente del Consiglio, a seguito dell’intervento chirurgico subito alla mano sinistra”.

Questa, almeno, è la versione ufficiale. A cui molti in Algeria non credono fino in fondo. A sostenerlo su Maghreb Confidential, testata online del portale Africa Intelligence, è la giornalista Gaëlle Arenson. “Secondo le nostre fonti l’incontro era stato confermato di nuovo nelle primissime ore del 18 ottobre, per poi essere cancellato poche ore dopo, all’ultimo momento”, ha dichiarato Arenson al Fattoquotidiano.it. “Ad Algeri le voci circolano insistentemente. Secondo fonti vicine a Maghreb Confidential, il governo italiano avrebbe deciso di rinviare l’appuntamento per paura che il processo relativo al caso Sonatrach (compagnia petrolifera nazionale algerina) potesse iniziare proprio durante la visita di Berlusconi”. Nell’inchiesta relativa a Sonatrach sarebbe infatti citata la compagnia italiana Saipem, controllata dall’Eni.

Nel gennaio di quest’anno Sonatrach è stata coinvolta in una bufera giudiziaria: una serie di indagini per corruzione ha preso di mira l’assegnazione di alcune commesse a compagnie straniere e ha portato all’azzeramento dei vertici della società. Il presidente, Mohamed Meziane, ha dovuto lasciare il suo posto. Giusto un mese dopo è saltato fuori il nome di Saipem. Nel giugno del 2009 la società italiana aveva ottenuto un contatto da 580 milioni di dollari per costruire il lotto 3 del gasdotto GK3 nel nord-est del paese: una parte fondamentale del progetto GALSI, il gasdotto marino che, entro il 2014, dovrebbe portare il gas algerino in Italia attraverso la Sardegna. Una commessa che, secondo gli inquirenti, sarebbe stata ottenuta “in condizioni dubbiose”, in cambio di “servizi” o “commissioni”. A riportarlo è Le Quotidien d’Algérie, il 10 febbraio 2010. Allo scoppio dello scandalo, Tullio Orsi, direttore generale di Saipem in Algeria, “ha lasciato il paese, per sfuggire all’inchiesta”, riporta lo stesso quotidiano cinque giorni dopo.

Dietro l’inchiesta ci sarebbe la guerra tra il clan del presidente Abdelaziz Bouterfilka e i “boss” del Departement du Renseignement et de la Securité (Dipartimento di Informazione e Sicurezza, DRS), in mano al generale Mohamed Mediene (Tewfik). Come riporta Maghreb Confidential, le improvvise fortune di Saipem in Algeria avrebbero attirato l’attenzione del clan rivale a Bouterfilka, guidato da Tewfik, che sarebbe stato pronto a far scattare “ad orologeria” il processo – che coinvolgerebbe Saipem – proprio durante la visita del premier italiano. “Praticamente non presente in Algeria fino al 2005, quando ha creato la società Saipem Contracting Algerie, il gruppo Eni ha portato a casa contratti per un totale di 15 – 20 miliardi di dollari negli ultimi cinque anni”, continua Maghreb Confidential. Uno dei più importanti, per la stabilizzazione del greggio ad Hassi Messaoud, sarebbe stato siglato in condizioni controverse nell’aprile del 2007. “Per far vincere Saipem Sonatrach persuase il suo maggior concorrente, Japan Gasoline (JGC), a ritirare l’offerta, promettendogli altri incarichi”, scrive Gaëlle Arenson.

Intanto, l’unica cosa certa è che il summit italo-algerino è stato rinviato per l’ennesima volta. La firma dell’accordo tra Italia e Algeria per combattere l’immigrazione clandestina dovrà aspettare giorni migliori. Ad aspettare saranno molto probabilmente anche una trentina di elicotteri che l’Agusta Westland di Samarate (VA) sta cercando di vendere alla Direction Générale de la Sûreté Nationale, la polizia algerina. La conclusione delle trattative di vendita era uno dei piatti forti previsti dal menu del summit.