L’Europarlamento ha approvato la direttiva secondo la quale le pubbliche amministrazioni hanno l’obbligo di pagare nel termine di 30 giorni dilatabili fino a 60 quando si tratta di Enti Pubblici del settore sanitario. Passato questo ultimo termine scatta un interesse dell’8%.

Per l’Italia, maglia nera in Europa per ritardi di pagamento, un vero e proprio salasso. Le pubbliche amministrazioni debbono ai loro fornitori circa 70 miliardi di Euro, una manciata di finanziarie praticamente, e tale enorme debito ha inciso drammaticamente, nel corso di questi anni, su destini aziendali e personali in maniera non marginale.

Va detto che il morente governo Prodi pensò, giusto per non farsi mancare nessuna nefandezza, di vessare ancora di più i creditori che dopo qualche anno rivendicavano quanto dovuto. Impose alle pubbliche amministrazioni di verificare se il creditore avesse qualche pendenza nei confronti dello Stato, inevitabili dal momento che gli Enti pubblici pagano a mesi o anni di distanza. Si creò così un corto circuito all’interno del quale, tra i due contendenti vinceva il più forte, ovvero quello che aveva torto: ergo, lo Stato.

Opera in questo caso una forma di compensazione. La cosa in sé non sarebbe del tutto sbagliata se tale forma di compensazione avvenisse a parità di condizioni. Così non è: poniamo che ci sia una azienda con 10 dipendenti creditrice nei confronti di Enti pubblici per una somma di 500.000 euro e poniamo che, in sofferenza finanziaria per il ritardo di questo pagamento abbia optato di pagare gli stipendi e non i contributi. Il mancato pagamento dei contributi si trasforma in una cartella esattoriale che tra sanzioni, interessi e more sarà maggiorata fino al 30%. A quel punto, se intervenisse la compensazione tale atto avverrà da una parte con il pagamento del solo capitale (ente pubblico) e dall’altra con il pagamento del capitale più more e interessi da strozzini (il privato). Insomma ogni cento euro pagati dallo stato in grave ritardo costa all’azienda cento e trenta euro. Un affarone. In alternativa ci sono le banche che notoriamente non regalano il denaro e che soprattutto alle piccole imprese non fanno credito.

Va detto che il liberale governo Berlusconi ha perfezionato questo perverso meccanismo non incidendo sulla capacità della pubblica amministrazione di pagare per tempo, ma accelerando la tempistica di recupero da parte della Agenzia delle Entrate e quindi facendo scivolare sempre più i fornitori dello Stato in un girone dantesco che ti chiede di anticipare mesi prima quello che dovrai incassare mesi o anni dopo.

Va detto, infine, che un tale sistema è criminogeno nei confronti di intrallazzi e clientele, corruzione e furbizia e quindi è perfettamente funzionale a questo paese.

Lo Stato Dracula nel chiedere a te correttezza di comportamenti si dimentica delle proprie condotte che sono la causa della altrui scorrettezza. Con eleganza ti prende anche per il culo, oltre che per la gola.

L’Europa ha detto basta: e qui si pone un problema. Cosa farà Tremonti quando questa direttiva dovrà essere recepita e applicata in Italia. Oltre a prevedere un crollo dei redditi di un certo numero di funzionari pubblici che su questi ritardi si sono arricchiti accettando le mazzette finalizzate ad essere pagati nei giusti termini, si porrà un unico quesito: e adesso che facciamo?

Che sia la volta buona per un ritorno ad una legalità di Stato?