Anche i neo papà avranno diritto a due settimane di congedo pagato in occasione della nascita di un figlio. Almeno nelle intenzioni del Parlamento europeo che ha votato a larga maggioranza un rapporto sul miglioramento della salute e della sicurezza delle lavoratrici in stato di gravidanza.

Forte e chiaro il messaggio del Parlamento a Consiglio e Commissione (che dovranno proseguire l’iter legislativo): due settimane di congedo pienamente pagato per i papà e venti settimane per le mamme, sempre al 100 per cento dello stipendio. Prevista solo una certa flessibilità per i Paesi che hanno regimi di congedo parentale correlati al momento del parto (non è il caso italiano). Ribadito anche il divieto di licenziare una lavoratrice all’inizio della gravidanza fino al sesto mese dopo la fine del congedo di maternità. Le donne devono essere in grado di tornare a occupare lo stesso posto di prima del congedo senza discriminazioni professionali od economiche.

Ma in Italia, già dotata di una legislazione avanzata in materia di maternità (5 mesi obbligatori di congedo all’80% più un 20% per i contratti collettivi), la vera novità è costituita dalle due settimane di congedo obbligatorio previste per i neo padri. “Un’assunzione di responsabilità e un segno tangibile di cambio di mentalità”, secondo Ludovica Botarelli Tranquilli-Leali del coordinamento italiano di European Womens’s Lobby, il network internazionale che tra associazioni per la promozione dei diritti della donna che aveva già denunciato i 7 miti” usati dai detrattori dei diritti delle lavoratrici per bloccare l’approvazione del rapporto. “Una decisione che mette finalmente donne e uomini sullo stesso piano per conciliare vita privata e professionale. Finalmente un concetto di paternità non solo biologico ma fatto di responsabilità”. Soddisfatta anche Serena Sorrentino, responsabile Pari opportunità CGIL, che, a questo proposito, parla di due ddl sulla paternità pendenti al Parlamento italiano. Oggi il Dlgs 151 del 2001 prevede la possibilità per i padri di assentarsi dal lavoro nei tre mesi successivi alla nascita del figlio solo in caso di morte o infermità della coniuge, abbandono del figlio o affidamento esclusivo al padre. Attenzione a non fare confusione con i “congedi parentali”, ancora poco conosciuti e che si riferiscono alla possibilità di assentarsi dal lavoro per un genitore con un figlio fino a otto anni e per un periodo anche frazionato di 6 mesi. Questo congedo, fino al terzo anno del figlio è retribuito al 30 per cento, poi è scoperto a meno che il reddito annuo del genitore non superi una certa soglia.

Per quanto riguarda il congedo di maternità, la retribuzione al 100 per cento diventerà obbligatoria in Italia anche per quelle dipendenti che non rientrano nei contratti collettivi e che oggi possono vantare di una retribuzione in maternità solo dell’80 per cento da parte dell’Inps. Ben più rivoluzionario l’impatto che questa legislazione, con il suo prolungamento a 20 settimane di congedo obbligatorio e se approvata da Commissione e Consiglio, avrebbe in altri Stati UE. Come in Germania, (12 settimane), in Belgio (15 settimane con le prime 5 facoltative) e in Olanda (16 settimane). Variegato anche lo spettro delle soluzioni retributive previste nei vari ordinamenti, tanto che il passaggio della nuova legislazione in Consiglio UE (l’istituzione che rappresenta gli interessi degli Stati membri) sarà tutt’altro che facile.

Il voto favorevole degli eurodeputati (390 a favore, 192 contrari e 59 astenuti) è risultato sordo alle pressioni fatte da BusineEurope e, per gli italiani, da Confindustria, contrari soprattutto all’introduzione delle due settimane di paternità perché “rischia di introdurre elementi troppo rigidi nel rapporto di lavoro con conseguenze onerose per i datori di lavoro”.