Rimettendo ordine nel mio archivio fotografico informatico, ho ritrovato una foto jpg in bianco e nero. Una bella foto. Emblematica. Scusate il gioco di parole e la cacofonia, ma questa foto è la fotografia di un sistema che ha inquinato i meccanismi di selezione della classe dirigente napoletana. E mi ha fatto capire definitivamente, se ancora avevo qualche dubbio, come si fa carriera da queste parti. La foto risale al 2007. Ritraeva un ministro del governo Prodi che saliva le scale di un comune dell’hinterland partenopeo durante una giornata di pioggia. Al suo fianco, un giovane gli reggeva l’ombrello. Occhi bassi, postura servile. Il giovane in questione è stato poi nominato dirigente della Regione Campania con contratto a tempo determinato nel settore dell’assessorato retto da un esponente dello stesso partito di quel ministro. Il contratto gli è stato rinnovato diverse volte. Infine, mentre mancavano meno di due mesi alle elezioni, l’agonizzante giunta Bassolino ha designato quel giovane alla presidenza di un ente regionale. Nella giunta Bassolino sedeva ancora l’assessore summenzionato.

Non sono un sociologo. Non mi lancerò in lunghe disquisizioni o analisi. Non ho gli strumenti per farlo. Non ne ho nemmeno la voglia. Mi chiedo solo quanto sia distorto il messaggio lanciato dai politici che utilizzano il proprio potere per premiare ‘fedelissimi’ e ‘sottomessi’ a discapito di vorrebbe fare carriera contando soltanto sulle proprie forze, sui propri meriti, sul proprio curriculum. Ma forse non c’è speranza per chi non ha santi in paradiso o non vuole adeguarsi a certe prassi. In un altro importantissimo ente campano, l’ex autista del presidente è poi diventato suo assessore. Succede anche nel resto d’Italia?