Sono giorni di passione per la sinistra inglese, che sta celebrando il suo congresso a Manchester, una delle più ricche di tradizione operaia di tutta l’Inghilterra. Sabato il 40enne Ed Miliband vince a sorpresa le primarie e diventa il più giovane leader laburista della storia. In 3 minuti di discorso spazza via 13 anni di New Labour, durante i quali Blair prima e Brown poi hanno guidato il Paese attraverso tre governi. Vira a sinistra senza per questo tornare al massimalismo ideologico che aleggiava nel Labour anni ’70 – niente di male, s’intende, ma in Gran Bretagna vuol dire sconfitta elettorale. Ed ha ringraziato Diane Abbott, candidata radicale, donna e di colore, affermando che la sua voce si deve sentire, che il dissenso è essenziale dentro un partito democratico, lo arricchisce e non lo divide. Solo 4 giorni dopo dall’insediamento di Ed, il fratello maggiore David, già astro nascente del partito, capisce di essere incompatibile – ideologicamente, e persino familiarmente – con il nuovo corso. Ha lottato per la leadership da favorito, ha perso contro suo fratello. Ha solo 45 anni, si ritira dalla dirigenza laburista.

In tre mosse, un grande partito che ha perso le elezioni cinque mesi fa, rinnova completamente la sua classe dirigente, e con quella nuova fa ammenda, senza lacerarsi, delle scelte più controverse fatte in passato, come la guerra in Iraq voluta da Blair. Secondo i sondaggi, oggi il Labour avrebbe il 40% dei voti, di più dei conservatori al governo.

È così che si fa.

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