Napoli – Dall’altro capo del telefono la voce arriva flebile. Il primo cittadino di Boscoreale (Napoli) Gennaro Langella è un uomo provato. Scalfito dallo stress accumulato per tre giorni e mezzo di sciopero della fame contro l’apertura di una seconda discarica nel Parco Nazionale del Vesuvio, per l’improvviso ricovero della madre, per la paura di una bomba carta esplosa in mattinata a pochi metri dalla tenda allestita ai piedi del Municipio dove sta conducendo la sua protesta gandhiana, ieri alle 21 Langella apre una conferenza stampa improvvisata al viva voce di un telefono fisso collocato nella tenda della Protezione Civile.

E’ lui il primo a spiegare ai cronisti perché i sindaci di Boscoreale, Trecase e Boscotrecase e il vice sindaco di Terzigno, i comuni che si affacciano sull’area dove dovrebbe sorgere il nuovo sversatoio, hanno deciso di occupare per tutta la notte la sala riunioni del presidente della Provincia di Napoli, il Pdl Luigi Cesaro, insieme ad altri sette tra assessori e consiglieri comunali: “Volevamo che l’amministrazione provinciale di Napoli si impegnasse immediatamente contro l’apertura della discarica di Cava Vitiello. Ma Cesaro e l’assessore provinciale all’Ambiente Alfonso Caliendo ci hanno illustrato impegni troppo dilatati nel tempo rispetto alla nostra richiesta di avere immediatamente il coraggio di assicurare la non apertura della discarica”. Dal viva voce le parole escono deboli, stanche.

E’ sera, e come sempre l’odore nauseabondo dei rifiuti colmi nell’invaso di Cava Sari ha avvolto l’area boschese, e si prepara l’ennesima notte di tensione nei pressi del sito, col faccia a faccia tra i manifestanti e le forze di polizia che scortano i camion carichi di spazzatura e presidiano l’impianto. Alle 21 duecento persone già affollano la piazza del Municipio, molti di loro si recheranno sulla rotonda teatro degli scontri dei giorni scorsi. “Ora basta, abbiamo già sopportato abbastanza con una discarica – urla un signore all’ingresso della tenda – non ce ne possono infliggere una seconda da tre milioni e mezzo di tonnellate di immondizia”.

I volontari della Protezione Civile faticano a ristabilire la calma. Così è possibile ascoltare Langella che dice: “Resteremo qui fino a quando dal tavolo tecnico convocato per domani (stamane per chi legge, ndr) con Regione, Comune di Napoli e le società dello smaltimento spazzatura, non arriveranno risposte concrete sull’impegno di salvare un territorio altrimenti condannato a morte”. Rischiano di rimanerci a lungo. Cesaro infatti non ha digerito la plateale contestazione. E ha annullato tutti gli incontri prefissati per oggi, bollando i sindaci come “irresponsabili”. “Si rischia di esasperare gli animi – afferma il presidente della Provincia – e non si va nella direzione del dialogo e della ricerca delle soluzioni concrete. Mi rifiuto di dialogare da oggi in poi con chi agisce con questi metodi, in questo clima e’ impossibile trattare alcun problema”.

Sarà. Ma la sensazione è che Cesaro abbia deciso di obbedire al monito di Guido Bertolaso (“Cesaro non vuole aprire Cava Vitiello? Se davvero non vuole farlo, va contro la legge”) e abbia abbandonato i sindaci al loro destino. Dimenticando gli impegni presi in due documenti ufficiali: il parere negativo all’apertura di Cava Vitiello espresso dalla Provincia nella Conferenza dei Servizi del 30 dicembre 2009, e la mozione del ‘no’ approvata dal Consiglio provinciale il 24 maggio 2010. Atti che invece le amministrazioni comunali ricordano, eccome. Gennaro Cirillo, sindaco di Trecase, lo dice con chiarezza: “Stanno cercando di tergiversare”.

Agnese Borrelli, sindaco di Boscotrecase, solleva un’ulteriore questione: “Dovremmo verificare cosa gettano in Cava Sari. E siccome, di fatto, si sta derogando alla provincializzazione del ciclo dei rifiuti, visto che da noi sono finiti i rifiuti del casertano, mi chiedo perché non cercare soluzioni alternative per i rifiuti di Napoli anche fuori provincia”. E il vice sindaco di Terzigno, Francesco Ranieri: “Qui non ci hanno detto nulla di concreto”. Il tutto mentre la protesta di popolo assume toni vari e variegati. Solo per fare qualche esempio, ieri le ‘mamme del Vesuvio’ hanno occupato le scuole elementari del primo circolo Didattico e della scuola media Francesco Dati. Oggi e domani i bambini resteranno a casa. Mentre gli studenti dell’Istituto Tecnico Vesuvus hanno sfilato per le strade.

Eppure l’incontro tra Cesaro e i sindaci pareva iniziato sotto buoni auspici, col presidente della Provincia voglioso di comunicare la lieta novella di un imminente e risolutivo incontro, forse giovedì, forse venerdì, con Silvio Berlusconi, il premier della ‘miracolosa’ risoluzione dell’emergenza rifiuti a Napoli. Ma tra impianti saturi, termo distruttore di Acerra mal funzionante, ritardi nella pianificazione e flop nella differenziata, il piano B&B (Berlusconi-Bertolaso) sta mostrando la corda. E progettare discariche nuove è una soluzione tampone che serve solo a strappare qualche anno (i buchi prima o poi si riempiono e bisogna cercarne altri) e a seminare nuove tensioni. Allora non si può dare torto al procuratore capo di Napoli, Giandomenico Lepore, quando dice: “Sono stato vicino a zone dove c’è la discarica. Per quanto possano essere perfette, la puzza si sente anche a distanza. Quando se ne fanno due, la cosa non è piacevole”.