Caro Nichi,

sui matrimoni gay Lei sbaglia. E di grosso.

Ieri un mio caro amico, che è attualmente iscritto al suo partito e nelle fila del quale si è anche candidato alle ultime elezioni regionali, mi ha riferito di un’intervista che Lei ha rilasciato a Le Iene qualche giorno fa. Nonostante il video sia disponibile solo sui siti di Mediaset, ho voluto sincerarmi di persona che quello che mi è stato detto rispondesse a verità.

E la scoperta, glielo dico francamente, mi ha ferito.

Alla domanda “Sei favorevole ai matrimoni gay?“, la Sua risposta è stata: “Sono favorevole al riconoscimento delle coppie di fatto“.

Sa che si tratta di due cose completamente diverse, vero? Lo sa, vero, che il riconoscimento delle coppie di fatto non è minimamente comparabile al matrimonio? Lo sa, vero, che solo estendendo alle coppie gay il diritto a contrarre matrimonio sarà possibile garantire la loro piena uguaglianza e pari dignità sociale di tutti gli altri cittadini, come del resto stabilisce la nostra Costituzione all’articolo 3?

Non sono forse io a doverLe spiegare che la pari dignità sociale e giuridica che tutte le persone omosessuali e lesbiche indubbiamente meritano richiede per forza di cose il loro diritto a un riconoscimento pieno e totale, che non sia un feticcio ma un diritto vero. Solo il diritto al matrimonio risponde a questi requisiti elementari. Un diritto, insomma, che esprima un concetto basilare: che il legame tra due persone dello stesso sesso ha la stessa dignità del legame eterosessuale.

Le ricordo, infatti, che tutte le giustificazioni da sempre addotte per riservare il matrimonio alle coppie eterosessuali, oggi, non ci convincono più.

Non ci convince la tradizione, concetto tanto sfruttato quanto vuoto (e politicamente pericoloso), che certamente non può giustificare il perdurare di una discriminazione che percepiamo come profondamente ingiusta. Non ci convince neppure la natura, che nel suo uso (ed abuso) politico addirittura è peggio della tradizione. Il concetto di “natura“, politicamente contaminato, è stato alla base delle più infide discriminazioni. Pensi al razzismo. Pensi alle guerre e agli scontri che supposte interpretazioni “naturali” della religione e dell’uomo hanno generato. Non ci convince neppure la procreazione: si sposano anche le coppie infertili, lo sa?

E si sposano pure i criminali! Angelo Izzo, il massacratore del Circeo, si è sposato a marzo. Se non occorre essere brave persone per godere del diritto di sposare la persona di propria scelta, come mai ne sono escluse due persone che si amano per via del loro orientamento sessuale?

Spero sia informato, inoltre, di quello che accade all’estero. Altrove vi sono “partnership domestiche“, “unioni civili“, “contratti di solidarietà“. Rispetto a queste formule, quella delle “coppie di fatto” sa già di vecchio. Che poi lo sappiamo come si fanno le cose in Italia, no? Ci dobbiamo aspettare una legge simil-DiCo o simil-Cud (o simil-DiDoRe e altre sigle che sanno di supermercato…), in cui i due interessati rilasciano al Comune due dichiarazioni contestuali. Non una dichiarazione congiunta, ma due contestuali! Sa cosa vuol dire, vero?

Poi, neppure la logica segregazionista che sta dietro a tutte queste “unioni civili” o “partnership domestiche” mi piace. Lei salirebbe su una carrozza riservata agli omosessuali? O vorrebbe un posto che sia alla portata e disponibile a tutti senza distinzioni basate sulla propria sfera affettiva?

Credo di poter interpretare il pensiero di molti nel dirLe che siamo stanchi di sentirci dare delle “coppie di fatto“. Noi non siamo fatti, siamo persone. Persone che hanno dei diritti e ne pretendono il riconoscimento. Persone che si amano.

L’amore che non osa pronunciare il suo nome“, ora un nome lo pretende: deve chiamarsi matrimonio.

Con stima (attualmente in modalità stand-by) e affetto.