C’è una canzone che dice “ogni volta che ci diciamo arrivederci io muoio un po’”. Ogni volta che parto, da New York verso l’Italia o viceversa, sento questo motivo frullarmi nella testa. Perché il tempo che intercorre fra quel saluto e il rivedersi, sembra sempre troppo lungo.

Dire arrivederci ai genitori, poi, è qualcosa di difficile. Loro sono le mie radici e tutto ciò che io sono. Mio padre mi ha insegnato l’ amore per la parola scritta e per il rigore morale, mia madre l’arte della pazienza e della perseveranza. Vorrei alleviare le loro preoccupazioni per la mia incerta stabilità (economica) e rivederli più spesso. Purtroppo le due cose viaggiano di pari passo e quindi ci salutiamo senza un appuntamento preciso per un “rivedersi”.

Eppure, nonostante quei saluti sempre più incrinati di pianto, riesco a riconoscere l’orgoglio di chi mi ha insegnato il gusto del volo e della libertà.

Allora, per spogliarmi da quella drammaticità così italiana, mi metto a pensare alle buone notizie per tornare al sorriso.

La prima è che Bristol Palin, figlia della signora dell’Alaska, parteciperà al “Ballando con le stelle” americano e promette che vestirà solo costumi castissimi e molto coprenti. Lo leggo e il mio cuore si fa leggero perché e’ sempre bello sapere che finalmente qualcuno, anche fuori dal circuito Foxnews, possa istruire il popolo americano sugli ideali di famiglia e di bon ton. D’altro canto mamma Sarah ha pur bisogno di qualche ora libera per acquistare vestiti, affilare le unghie e prendere un tè con Glenn.

La seconda buona notizia è che Michael Douglas ha mostrato al David Letterman che si può affrontare il cancro e sperare di uscirne vivi anche se ad uno stadio 4. Mi piace Michael Douglas e spero davvero ce la faccia a spuntarla. Un giorno, pochi mesi fa, me lo sono ritrovato di fianco in palestra a fare addominali, senza personal trainer o body guard. In un metro di spazio, spalla a spalla, sudavamo come ossessi e lui restava bello mentre io affannavo come una vecchia locomotiva. Amando la democrazia, ho adorato quel suo “mischiarsi” a noi, in totale semplicità e quindi faccio doppiamente il tifo per lui.

Sono felice anche perchè la signora Santanchè è diventata improvvisamente tollerante e aperta al confronto interreligioso con gli odiati (fino a l’altro ieri) musulmani. Di fronte ai proclami di diffusione dell’Islam fatti dal mite e sobrio Gheddafi, lei tace e noi applaudiamo (se non altro perché il suo silenzio è oro per i nostri timpani)

L’ultima buona notizia che allevia la mia tristezza è che poco fa un bambino milanese in spiaggia (a Vietri sul mare) ha aiutato un ragazzo senegalese, venditore ambulante, al quale si era rotta la borsa. Con una manualità da far invidia, gli ha sistemato la fibbia sotto gli occhi orgogliosi di sua madre. Molto meglio del bambino che due giorni prima aveva chiamato mio nipote “marocchino”, sotto gli occhi orgogliosi dei suoi genitori che, però, democraticamente gli consentivano di giocarci insieme (perché mio nipote era il proprietario del pallone).