di Paolo Mondani | 11 agosto 2010
Governo tecnico? Servirebbe solo a B.
Sia chiaro, segna un passaggio di fase. E persuade sul crepuscolo, non più impossibile, del berlusconismo. Ma l’enfasi data dalla maggioranza dalemian-democristiana del Pd alla divisione nel Pdl lascia intendere che il governo tecnico, o istituzionale che dir si voglia, non è la soluzione d’emergenza resasi necessaria con il nuovo scenario. Piuttosto era la strategia, la via maestra, cogitata da tempo. E allora, forse, val la pena di stare molto attenti. Perchè pur di arrivarci al governo tecnico, i contraenti potrebbero passar sopra il fatto che una maggioranza per una nuova legge elettorale non c’è. Che non c’è nemmeno per un cambio robusto di indirizzo nella politica economica. E che figuriamoci se esiste per azzerare qualche legge vergogna sulla giustizia o sul conflitto di interessi o in campo radio-televisivo. Un governo tecnico a queste condizioni servirebbe solo a Berlusconi e gli permetterebbe di mettere a rosolare ben bene tutti i suoi avversari.
E allora, avanti a tutta forza verso le elezioni? Al centrosinistra converrebbe in realtà provare a logorare un po’ più a lungo il Cavaliere. Magari con tre o quattro idee che diventano una grande campagna mediatica. Tassare le rendite per esempio, e le plusvalenze di borsa. Ma se questo approccio più aggressivo non ci sarà è del tutto inutile pensare che allungare i tempi serva a vincere le prossime elezioni.
O forse serve solo agli strateghi del governo tecnico. La via attraverso la quale far passare un accordo elettorale con l’Udc, che scarichi la sinistra e l’Idv. Nel Pd, qualcuno evoca le elezioni nel Lazio dalle quali tutti dovrebbero imparare che senza l’Udc si perde. Piccolo particolare: l’Udc vuol rifare la Dc, vincere con loro significherebbe vendersi l’anima. Sempre che ce ne sia ancora una da offrire.




