D’accordo se n’è andato, anzi l’hanno cacciato, ma ha certamente piegato gli eventi a che ciò accadesse. D’accordo, l’opposizione più visibile da troppo tempo è la sua, non quella piddina. Ma gli osanna a Fini, provenienti anche dalle molte famiglie del centrosinistra, appaiono ormai fuori misura. Non ci facciamo mancar nulla, nemmeno l’imbarazzo a prender partito sulla vicenda della casa di Montecarlo. Per la miseria, è la terza carica dello Stato che, nella miglior versione dei fatti, si è fatto buggerare da moglie, cognato e suocera che hanno usato il suo nome per piazzarsi in Rai e in Costa Azzurra. Non che con la precedente moglie le cose siano andate meglio intendiamoci (vedi le attività in campo sanitario durante la Giunta Storace). Ma detto questo, c’è qualcosa che non quadra nel modo in cui Bersani e i suoi hanno approcciato la rottura tra Fini e Berlusconi.

Sia chiaro, segna un passaggio di fase. E persuade sul crepuscolo, non più impossibile, del berlusconismo. Ma l’enfasi data dalla maggioranza dalemian-democristiana del Pd alla divisione nel Pdl lascia intendere che il governo tecnico, o istituzionale che dir si voglia, non è la soluzione d’emergenza resasi necessaria con il nuovo scenario. Piuttosto era la strategia, la via maestra, cogitata da tempo. E allora, forse, val la pena di stare molto attenti. Perchè pur di arrivarci al governo tecnico, i contraenti potrebbero passar sopra il fatto che una maggioranza per una nuova legge elettorale non c’è. Che non c’è nemmeno per un cambio robusto di indirizzo nella politica economica. E che figuriamoci se esiste per azzerare qualche legge vergogna sulla giustizia o sul conflitto di interessi o in campo radio-televisivo. Un governo tecnico a queste condizioni servirebbe solo a Berlusconi e gli permetterebbe di mettere a rosolare ben bene tutti i suoi avversari.

E allora, avanti a tutta forza verso le elezioni? Al centrosinistra converrebbe in realtà provare a logorare un po’ più a lungo il Cavaliere. Magari con tre o quattro idee che diventano una grande campagna mediatica. Tassare le rendite per esempio, e le plusvalenze di borsa. Ma se questo approccio più aggressivo non ci sarà è del tutto inutile pensare che allungare i tempi serva a vincere le prossime elezioni.

O forse serve solo agli strateghi del governo tecnico. La via attraverso la quale far passare un accordo elettorale con l’Udc, che scarichi la sinistra e l’Idv. Nel Pd, qualcuno evoca le elezioni nel Lazio dalle quali tutti dovrebbero imparare che senza l’Udc si perde. Piccolo particolare: l’Udc vuol rifare la Dc, vincere con loro significherebbe vendersi l’anima. Sempre che ce ne sia ancora una da offrire.