Taluno, perfino tra i più cari, dice: ma perché esporsi scrivendo in maniera così aperta e diretta… A chi non riesce a capire perché tanta fermezza nell’opporsi all’attuale andazzo italico insistiamo nel rispondere che così ci si muove non per moralismo o legalitarismo o giustizialismo ma per semplice spirito di sopravvivenza o, se si vuole esser più crudi, per evidente egoismo, dato che a scuola prima e sul lavoro poi siamo stati indotti a fare cose bene e non a costruire finzioni o partecipare al gioco della vita con carte truccate; così ci ritroviamo a non poter, anche volendo, cambiar metodo, con l’aggravante che criminologia e scienze affini sono in palese contraddizione con ogni alterata obiettivazione e mendace comunicazione della realtà e con tutte le seducenti e suggestive modificazioni (illusorie ed ingannevoli, anche se al momento tranquillizzanti) delle corrette percezioni dei fatti, fino alla loro soppressione e scomparsa!

Val quindi la pena e comunque non v’è altra via d’uscita che quella di dar man forte al manipolo dei rari seri giornalisti e magistrati, allo scrittore Andrea Camilleri e al regista Mario Monicelli, sopravvissuti d’una razza ormai estinta di intellettuali indipendenti, non curandosi della folla degli indifferenti e degli ignavi e delle turbe di servi invertebrati e femmine spudorate con idoli improbabili come Lele Mora e Flavio Briatore. Alfin (forse) cadremo ma chi ci ama non si vergognerà di noi… E noi neppure…