Spirit & Freedom non sono soltanto due parole distinte: unite insieme sono un luogo dell’anima.

Infatti non c’è spiritualità senza libertà e viceversa nessuna libertà è tale senza spiritualità.

Quando, prima di ascoltare il disco, ho letto queste parole scritte in prima persona da Fabrizio Poggi nel libretto del suo nuovo e intenso lavoro, mi sono ritrovato davanti quei due punti, essenziali anche nella mia vita.

Due punti che negli anni mi hanno arricchito come mai pensavo potesse accadere, ma che contemporaneamente mi hanno lasciato piccole e profonde ferite perché sono due valori non da tutti riconosciuti e metabolizzati.

Spirit & Freedom mi ha toccato, facendomi provare emozione sincera il che, rapportato a una vecchia pellaccia come la mia, ormai assuefatta ai suoni del rock e del blues, è stata una sorpresa.

Fabrizio Poggi è un musicista, ma anche giornalista e scrittore: “Il soffio dell’anima” e il recente: “Angeli perduti del Mississippi, storie e leggende del blues”, che sta dedicando la sua vita alla musica in presa diretta, con un lavoro: sul campo di ricerca delle radici più autentiche e in studio di registrazione suonando con alcuni tra gli interpreti leggendari del blues.

Fabrizio ha ripercorso le orme lasciate da Alan Lomax, il più importante etnomusicologo statunitense, l’uomo che negli anni ’40 con un registratore grosso come un frigorifero sul tetto della macchina, girò tutti gli Stati del Sud alla ricerca delle radici di quel suono che gli afroamericani avevano portato in America e che lo aveva affascinato, tanto da non riuscire più a liberarsene.

Tante sono le canzoni che hanno nella loro essenza lo Spirit & Freedom, Fabrizio Poggi ha deciso di interpretate quelle che maggiormente hanno lasciato un segno nella sua sensibilità e lo ha fatto andando più volte negli Stati Uniti a registrare con autentiche leggende viventi del rock e del blues.

Non è stato facile, ma il lavoro serio, meticoloso e appassionato che ha svolto negli anni, con il suono compatto della sua band: i Chicken Mambo, lo hanno aiutato a costruirsi una credibilità in terra americana, come finora non è capitato a nessun altro musicista italiano.

Si sono aperte porte meravigliose e artisti del calibro dei Blind Boys of Alabama, Garth Hudson membro fondatore di The Band, Eric Bibb, Charlie Musselwhite per citare solo i primi, hanno voluto lasciare la loro sentita testimonianza nel disco di Fabrizio.

Questo è solo il primo assaggio con le voci stupende dei Blind Boys al completo:

Ascolta ‘I’m on my way’

Il tema della libertà attraverso uno dei canti spiritual più famosi, un inno alla libertà per gli afroamericani oppressi ed emarginati, ma tanti altri sono gli spiriti liberi che hanno aiutato Fabrizio a completare questo disco, da Billy Joe Shaver il poeta “on the road”, definito anche il William Shakespeare della gente comune, a Mickey Raphael che ha inciso il suono della sua armonica in oltre 250 album, da Willie Nelson a Paul Simon, dagli U2 a Neil Young, passando anche per quelli di Johnny Cash, Allman Brothers, Stevie Wonder, Tom Petty e Bob Dylan, quel Bob Dylan che come scrive Fabrizio: “con il suo senso di libertà, ha lasciato un segno indelebile, soprattutto quando tra mille difficoltà, ha scelto di non seguire l’onda, ma di suonare ciò che il suo spirito indomito gli suggeriva”.

Ascolta ‘I shall be released’  

Da anni Fabrizio Poggi studia e poi racconta nelle sue canzoni storie affascinanti e dense di significati, andando a esplorare il blues, e la canzone popolare americana in profondità, non a caso una parte imperdibile sono i libretti dei suoi dischi e in un punto di Spirit & Freedom, prima di suonarla, racconta la storia di una delle canzoni americane più popolari, resa celebre negli anni dalle voci di Nina Simone, Nitty Gritty, Frank Sinatra, Arlo Guthrie, Bob Dylan, Jim Croce, John Denver.

E’ una canzone scritta alla metà degli anni ’60 da Jerry Jeff Walker che nel weeek-end intorno al 4 luglio del 1965, una sera alzò parecchio il gomito e trascorse la notte nella prigione di New Orleans. Lì incontrò un ballerino di tip tap che aveva l’aria di essere stato piuttosto bravo anni prima, ma che in quel momento era messo male in arnese.

Il ballerino gli raccontò della sua vita, aveva girato in lungo e largo per tutti gli Stati del Sud, ballando nei locali più prestigiosi e quando viaggiava da una città all’altra, spesso saltando al volo sui carri merci dei treni, a tenergli compagnia era sempre il suo cane, che non lo lasciava mai, tanto da condividere con lui la buona e la cattiva sorte. Quando il cane morì, il ballerino divenne via via più triste, cominciando a bere e a ballare sempre meno. Da quel giorno erano passati vent’anni, ma lui non si era più ripreso, ormai ballava agli angoli delle strade per qualche monetina e la sera nei locali scalcinati per un panino e una birra.

Nella grande cella. Ad ascoltare il racconto, c’erano altri ospiti momentanei, visto che la polizia aveva fatto una retata per un omicidio, e ognuno, per non farsi riconoscere, aveva dato un nome falso o di fantasia, e il ballerino disse di chiamarsi: Mr Bojangles.

A quel punto, visto che l’atmosfera nello stanzone si era fatta triste, uno dei presenti gli disse: “ Mr. Bojangles, non essere triste, balla per noi”.

Ascolta ‘Mr Bojangles’

Fabrizio Poggi lunedì prossimo 2 agosto, alle 16.00, sarà ospite di Baobab il programma di Rai Radio Uno condotto da Francesco Graziani, una buona occasione per ascoltare alla radio belle storie e buona musica dal vivo.

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