Quello che doveva accadere è accaduto. La rottura tra Berlusconi e Fini era davvero annunciata da tempo, difficile che i due potessero ricomporre quello scontro in diretta tv cui avevano dato vita nel corso della Direzione Pdl di qualche mese fa. Ora le loro strade si dividono e si apre una pagina nuova della politica italiana. Che nasconde una crisi più di fondo e che in qualche modo può essere ricollegata alla crisi che due anni fa, anche allora dopo due anni di governo, colpì il governo Prodi.

Questi schieramenti, in realtà, non ce la fanno a governare e non ce la fanno a gestire il quadro della crisi. Il dato che più emerge dalla rottura di ieri è che la vicenda politica interna al centrodestra nasconde il fatto che la Camera ha approvato, con la fiducia, la prima finanziaria “europea” della storia della Ue, la prima diretta emanazione della crisi economica e delle sue ricadute sociali. Sul sito dei “finiani”, Generazione Italia, ieri sera si poteva leggere un post che denunciava proprio questo dato: lo scontro interno al vertice del Pdl oscura la manovra antisociale, i colpi che ricevono i lavoratori del pubblico impiego e non solo. Tra l’altro, se associamo alla manovra quanto sta avvenendo alla Fiat ci rendiamo conto della vera e propria “guerra sociale” che viene concertata a livello europeo contro i lavoratori e applicata a livello nazionale.

Il governo di Berlusconi e Tremonti sta gestendo la crisi sulla base di queste coordinate e da questo punto di vista perde consensi e presa sociale. La crisi del berlusconismo nasce su questo versante più che sul lettone di Putin di Palazzo Grazioli. La demarcazione di Fini si spiega con la consapevolezza che una fase si è conclusa così come nel 2008 si era conclusa la fase prodiana e, Veltroni in primis, e poi i vari Mastella e compagnia di giro, decisero che era meglio spezzare quell’equilibrio per ricostruirne uno nuovo. Fini aveva in mente lo stesso schema e pensava di logorare piano piano il Cavaliere. Il quale, in realtà, la politica la capisce e ha anticipato il suo avversario ex sodale, puntando alle elezioni anticipate (a meno di recuperi centristi oggi non immaginabili).

Ora la situazione è davvero instabile. Fini ha dato vita a Futuro a Libertà e diventa un soggetto politico a tutto tondo. Anche lui, paradossalmente nel momento in cui viene “cacciato” dal partito-padrone, fonda un movimento politico leaderistico e personalistico. Vedremo cosa ci riserverà la scoppiettante politica italiana nelle prossime settimane e mesi: se ha margini il progetto di “terzo polo” vagheggiato da Casini e che punta a riunire Fini con Rutelli coinvolgendo magari gli ex popolari. O se invece, ancora come due anni, Berlusconi sa far di conto e reggerà la prova di governo.

Quello che emerge è l’inconstistenza dell’opposizione. Bersani non ha trovato di meglio che chiedere a Berlusconi di riferire in Parlamento. Due anni fa, quando si crearono le prime fratture del governo Prodi, Berlusconi nonesitava a chiedere dimissioni, colloqui con il Quirinale e dibattito parlamentare per andare a elezioni anticipate. Un’opposizione che non chiede con determinazione di andare al voto immediatamente, sancendo la rottura di un progetto politico avverso, non è un’opposizione. Non sapremmo dire cos’è ma certamente non è un’opposizione.

Quanto alla sinistra, sarebbe ora di prepararsi a un tentativo di ripresa e di ricostruzione. Immaginare che questo possa avvenire insieme al Pd, magari tentandone la scalata come sembra voler fare Vendola, è illusorio e perdente. Nella crisi italiana serve invece una risposta davvero socialmente qualificata, un programma di uscita dalla crisi, una mobilitazione per cacciare Berlusconi e creare un quadro politico nuovo e un progetto che riprovi a realizzare una “coalizione contro la crisi” che ricostruisca una presenza organizzata e credibile in questo paese. I due poli fondamentali hanno fallito e dunque è tempo di voltare pagina per ricostruire un progetto politico coerente, nitido, in grado di fare l’opposizione che serve e di dare una prospettiva alle lotte sociali e democratiche di questo paese. La situazione potrebbe quindi cambiare da un momento all’altro, si potrebbe andare al voto in primavera, in ogni caso è tempo di prepararsi.