C’è qualcuno che mi sappia spiegare perché ogni anno, prima durante e dopo, la Mostra del cinema di Venezia debba creare tempeste di polemiche, in cui intervengono non solo cineasti, ma anche “personalità” partitiche?

C’è qualcuno, oltre Marco Muller, tra tutti quelli che hanno preso la parola in questi ultimi giorni sull’esclusione di Pupi Avati, che abbia visto il film di Ascanio Celestini?

C’è qualcuno che abbia ricordato a Gasparri e Cicchitto di andarci cauti con l’utilizzo della parola ideologia, che in bocca a loro stona alquanto, malgrado sia diventata negli ultimi tempi una parolaccia?

C’è qualcuno tra quelli che hanno gridato al complotto del “comunista” Marco Muller per favorire Ascanio Celestini, che si sia ricordato che in fondo tra i produttori di La pecora nera sembrerebbe esserci pur sempre un occulto e sleale socio in affari del premier, per di più colto con le mani nel sacco?

C’è qualcuno, sempre a parte Marco Muller, che abbia la certezza che i film in concorso saranno poi quelli annunciati, vale a dire Mazzacurati, Martone, Costanzo e Celestini, che comunque sarebbe sulla carta, non avendo visto i film, un quartetto di assoluto rispetto?

C’è qualcuno che ricorderà a Pupi Avati, quando tra un anno o due parteciperà a una Mostra del cinema di Venezia, il suo proclama di questi giorni, in cui giura che a Venezia non andrà più, proprio come fece una decina di anni fa, solo per fare un esempio, Michele Placido, che, sempre per fare un esempio, l’anno scorso era in concorso e quest’anno sarà fuori concorso, garantendo fin da adesso, con il suo film su Vallanzasca, una bella dose di polemiche durante e dopo la rassegna?

C’è qualcuno che si renda conto di quanto i film italiani siano estremamente superiori alle persone che li fanno e di quanto siamo patetici noi che li facciamo e le “personalità” partitiche che ci danno retta?