Deve esserci un registro con le caselle dei giorni da segnare una per una, come quello degli alberghi. A Roma, dentro un ufficio pieno di carte, con la scrivania grigiolina in formica e una signora che appena li vede entrare sa già cosa vogliono: il permesso per manifestare a piazza Montecitorio.

Full booked
Prenotazioni manco fosse Rimini, richieste come se piovesse dalla mattina alla sera, con la neve e con il sole, da gennaio a dicembre, senza più sosta. Un giorno arrivano le mucche per le quote latte, un giorno i disabili, poi gli operai della Vinyls e i terremotati dell’Aquila, la Fiom che vuol parlare di Fiat e la Federazione nazionale della Stampa preoccupata per il decreto intercettazioni. Per tutti bandierine, cappelli, striscioni, megafoni, la solita solfa.

Solo posti in piedi
Poi i poliziotti senza divisa che chiedono aumenti e diritti fronteggiati dai colleghi col casco e lo scudo, e poi ancora i disperati dei call center, i Vigili del Fuoco dissanguati dalla Protezione civile, i precari della Croce Rossa infuriati col commissario Rocca, i ricercatori universitari e gli insegnanti cancellati dalla Gelmini, il popolo viola contro gli – illegittimi – impedimenti della politica, gli amministratori locali contro i tagli della finanziaria, gli omosessuali contro le discriminazioni civili.

Onorevoli saluti
A posto così? Magari. Dove li metti gli infermieri in appalto esterno e i lavoratori di cinema e spettacolo contro la strage dei Fus, gli agricoltori biologici contro l’introduzione degli Ogm e il Sindacato Professionale Italiano Fisioterapisti contro gli estetisti abusivi? Anche loro a Montecitorio, sotto l’obelisco, a intercettare la solidarietà di qualche onorevole che passa e solidarizza per qualche minuto (televisivo).

Democrazia cash
Quasi quasi sarebbe da metterci una tassa. O almeno un biglietto a ingresso unico, valido tutto il giorno eh. Una cifra anche popolare, di questi tempi non si butta via niente. Magari pure una card del manifestante con sconti su panini, bibite e souvenir da Magica Italia. Lavoro in più per la signora dei permessi, però. Ma che fa, a chi telefona, signora? Cavaliere? Ossequi? Più democrazia a pagamento per tutti? Era solo uno scherzo: metta giù, per carità. L’ultima cosa gratis in Italia è rimasto il dissenso. Da pagare in manganellate, semmai.