Cristiano De Eccher, senatore del PDL e uomo multitasking (cioé uno di quelli che si sveglia la mattina e fa di tutto: il consigliere provinciale, il consigliere regionale e il senatore), ha recentemente presentato un’interrogazione al Presidente del Consiglio e al Ministro della Salute avente ad oggetto la condizione dei figli di genitori omosessuali*.

Il testo dell’interrogazione si trova qui.

De Eccher si domanda se i dati, diffusi da Arcigay e secondo i quali il 17% dei gay e il 20% delle lesbiche avrebbero figli nati da precedenti relazioni o da procedimenti di inseminazione artificiale, per un totale di 100.000 bimbi che vivono in seno a coppie dello stesso sesso, siano corretti. Il tutto per osservare che a suo parere questi bambini soffrirebbero di “problemi di tipo giuridico-legale (specie nel caso di separazione della coppia) e di tipo psico-pedagogico (derivanti dall’aver avuto due figure di riferimento identiche)” e che su di essi “non dovrebbe gravare il peso delle scelte di siffatti genitori”. In conclusione, De Eccher chiede come il Governo intende reagire “al fine di evitare il proliferare di simili situazioni in grado di incidere pesantemente ed in modo irreversibile non solo sui minori direttamente coinvolti, ma anche sull’intera società e sul patrimonio di valori condivisi che, soli, ne possono garantire coesione ed avvenire”.

Come tutti sanno, sono molti i figli dei genitori omosessuali. Anzitutto, quelli che sono nati da coppie di persone di sesso diverso, ma con mamma o papà che a un certo punto della loro vita decidono di fare coming out. Interviene la separazione e i figli vengono affidati ad entrambi i genitori. Magari poi il padre gay o la mamma lesbica hanno a loro volta un compagno o una compagna, che magari i bambini conoscono e frequentano abitualmente. Poi vi sono i figli voluti da coppie di persone dello stesso sesso, che hanno accesso a procedimenti di procreazione medicalmente assistita o di maternità surrogata nei Paesi in cui questi procedimenti sono legali (perché in Italia tale accesso è inibito da una “cattiva” legge, la n. 40).

La logica che sta dietro all’interrogazione del senatore De Eccher è quella del pregiudizio. Chissà perché un genitore eterosessuale è anzitutto un genitore mentre un genitore omosessuale è anzitutto un omosessuale. Chissà perché un giudice in America qualche anno fa ha negato l’affidamento di un bambino alla madre lesbica, concedendolo invece al padre che l’aveva chiuso in castigo nell’asciugatrice e l’aveva portato in macchina ubriaco. Diseducativo, ha scritto quel giudice. Come no. E l’affetto dato ad un figlio svanisce d’un colpo se il padre si dichiara gay o la madre lesbica. Come se essere buoni genitori – così come l’essere brave persone – dipenda dall’orientamento sessuale e non dall’affetto dato ad un figlio o dalla capacità di amare.

Ebbene, forse De Eccher non lo sa ma le persone omosessuali sanno essere ottimi genitori.

E non è vero che la materia è lacunosa. Sin dal 1999, la Corte europea dei diritti dell’uomo (caso Salgueiro da Silva Mouta c. Portogallo) ha stabilito che l’affidamento di un figlio a uno dei genitori non può essere rifiutato per via del fatto che questo è gay e vive col compagno.

Inoltre, vi sono studi a livello psichiatrico – accompagnate da prese di posizione ufficiali della organizzazioni nazionali di psichiatri e psicanalisti – che dimostrano chiaramente ed inequivocabilmente che i bambini cresciuti da coppie omosessuali godono dello stesso livello di benessere psicofisico dei bambini di coppie eterosessuali. Lo scrive anche Chiara Lalli nel suo recente libro ‘Buon genitori’, edito dal Saggiatore.

Speriamo che qualcuno ne regali una copia al senatore De Eccher, sempre che, con tutto quello che ha da fare, abbia tempo di leggerla.

* Ringrazio i colleghi Maria Grazia Sangalli e Antonio Rotelli, anch’essi di Rete Lenford – Avvocatura per i diritti LGBT, per lapreziosa  segnalazione.

(nella foto il sen.re C.De Eccher tratta dal sito del Senato)